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Bollenti Spiriti

MINI REPORT Produzione vascolare Mos Maiorum

21 Mar
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MINI REPORT Produzione vascolare Adobe Systems

 

Mos Maiorum

 

A distanza di poco più di un mese dal nostro report quadrimestrale vogliamo mostrarvi quella che è stata la nostra esperienza per quel che riguarda la produzione vascolare. Ad affiancare me, Serena Garganese, e i nostri ragazzi c’è stato un collega e amico per la nostra associazione, Cosimo Quaranta, che ci ha seguito e supportato nella realizzazione dei nostri oggetti.

 

Considerando soltanto i vasi messapici, di tradizione locale, è opportuno definire messapiche le ceramiche subgeometriche prodotte in Messapia-Salento dal VII alla prima metà del III sec. a.C.

 

In questo ampio arco cronologico, soprattutto per via dei contatti con i Greci di Taranto, si verificano profondi mutamenti nella cultura dei Messapi, in particolare, nella produzione ceramica. Già dal VII sec. e soprattutto nel VI si diffondono vasi importati dal mondo ellenico, torniti e decorati con semplici fasce e linee orizzontali, che presto, intorno alla metà del VI sec. a.C., saranno imitati dai vasai indigeni (autoctoni), i quali, in tal modo, diffonderanno l'uso del tornio e le forme vascolari greche. I vasi greci si affiancheranno, così, a quelli geometrici locali, sostituendoli gradualmente nell'uso quotidiano, mentre i secondi saranno riservati sempre più esclusivamente ai corredi tombali.

 

Partendo dalla prima fase di sviluppo, una delle forme principali è l'olla o anforetta dal corpo ovoidale con alte anse nastriformi, da cui si sviluppa, con l'aggiunta delle caratteristiche rotelle, la trozzella, che rimarrà il vaso più caratteristico della ceramica messapica.


 

 

 

Altre forme comuni sono la brocca con collo alto e stretto, che si evolverà nel cosiddetto. lèkythos; l'olla con due o quattro anse a piattello, chiamata anche cratere messapico; il pìthos con anse impostate sulla spalla, il kylix tipica coppa da vino provvista di due piccole anse impostate poco sotto l'orlo e spesso quasi orizzontali.

 

 

L'uso del tornio, viene introdotto, però, anche nella modellazione dei vasi come la trozzella già a partire dall'inoltrato VI sec.; tuttavia la tecnica tradizionale della modellazione sulla ruota lenta e della decorazione in colore opaco non scompare immediatamente, ma si protrae, in alcuni distretti, come nell'area intorno a Lecce, ancora nel V sec., accanto ai più progrediti vasi torniti.

La tecnica da noi utilizzata per la realizzazione dei nostri oggetti è quella del colombino, tecnica che sarà superata in seguito dall'uso del tornio, è ancora oggi utilizzata per la costruzione di grandi vasi (giare, orci) che possono raggiungere l'altezza anche di un metro e mezzo.

 

FASI DI REALIZZAZIONE Adobe Systems

 

Fig. 1 Si prepara quella che sarà base del vaso con un disco di argilla i cui bordi vengono definiti da una formina in metallo.

 

Fig.2 Procediamo con la realizzazione di tanti colombini aventi uno spessore variabile.

 

Fig.3 Prepariamo la barbottina: un legante liquido ottenuto dall'impasto di acqua e argilla.

Nella lavorazione della creta, ha principalmente lo scopo di legante tra pezzi di una stessa opera lavorati separatamente.

 

Fig. 4-5 Iniziamo ad applicare i colombini realizzati. Man mano che i colombini sono sovrapposti l'uno sopra l'altro, secondo la forma che vogliamo realizzare, prima con le dita e in seguito con le stecche, spatole o mirette congiungiamo il tutto. La forma del vaso è regolata mediante i differenti diametri dei cilindri sovrapposti realizzati attraverso i colombini.

 

Fig. 6-7 La superficie del vaso può essere, in seguito, levigata esternamente e internamente facendo uso di stecchette in legno, spatole di ferro e mirette.

 

Fig. 8-9 Il vaso, una volta finito, viene lasciato seccare all'aria per fare asciugare completamente la creta. Durante questa fase l'argilla subisce la perdita d'acqua contenuta nel suo corpo; l'oggetto diventa, quindi, più piccolo con un ritiro che varia tra il 4-12 %.

 

Fig. 10-12 L’essicazione del vaso permette di eseguire successive modifiche e rifiniture all’oggetto che per definirsi completo deve essere cotto in appositi forni ad una temperatura tra i 900° e i 950°C. Si ottiene, in questo modo, il biscotto; la creta, infatti, attraverso la cottura vetrifica, diventa particolarmente dura e assume una differente colorazione.

 

 

Ora non ci resta che proseguire il nostro lavoro! Vi invitiamo a visitare la nostra pagina facebook Mos Maiorum, dove potrete trovare tutte le foto e i processi di produzione e realizzazione dei nostri vasi e tanto altro ancora.

 

 

Letto 1150 volte Ultima modifica il Venerdì, 21 Marzo 2014 16:56