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Bollenti Spiriti

DA BARI A CRACOVIA, CON UNA MEMORIA PROIETTATA AL FUTURO

21 Feb
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I viaggi ti sballano sempre un po’. Comincio a scrivere sul PC con un piccolo senso di nostalgia, pensando ai momenti passati da poco.

Ho liberato il borsone dalle poche robe che avevo portato con me.

Dopo quattro anni di Treno della Memoria ho imparato che l’essenzialità del bagaglio è di gran lunga preferibile al carico anti-freddo e che, sebbene il motivo della mia partenza sia apparentemente ben definito dal ruolo che rivesto nel progetto, i sottotesti, i motivi reali che mi spingono a ripartire ogni anno, sono un bel po’ di più.

Il percorso e la compagnia. Il valore di un viaggio non è dato dalla meta, ma dal viaggio in quanto tale.

Ho accompagnato a Cracovia, per la quarta volta, un gruppo di studenti e professori di alcune scuole secondarie pugliesi, insieme a qualche universitario, in visita ai campi di concentramento di Auschwitz e Birkenau.

A me e alla mia co-animatrice è stato affidato un gruppo di circa 50 ragazzi, ma in totale sono quasi 700 giovanotti che insieme si spostano verso la Polonia, accompagnati da una trentina di animatori, in una comunità viaggiante a cui tanto ci piace fare riferimento.

Fino a qualche anno fa il treno era il mezzo di locomozione del progetto. Lungo i diversi vagoni in movimento si sentivano le voci e gli accenti di tante persone diverse, gli odori loro e delle provviste che portavano per il viaggio. 26 ore o forse più, ininterrotte, in un treno speciale Bari – Cracovia.

Dallo scorso anno il viaggio lo si fa in pullman. L’impatto emotivo probabilmente è minore, ma è comunque una bella botta.

Sfiderei chiunque a farsi giorno\notte\giorno, traghettato da due autisti polacchi che sembrano zii di Ivan Drago, che non spiccicano mezza parola di inglese e con in quali l’unica possibilità di comunicazione è affidata ad un cartello con una serie di frasi potenzialmente utili da usare in caso di necessità.

Questa è la prospettiva che ti si presenta d’avanti agli occhi prima di intraprendere il viaggio, con all’orizzonte 50 giovani che (quasi) si ignorano l’un l’altro e con una voglia di nicotina che gli si manifesta mediamente ogni quarto d’ora a fronte delle pause previste ogni quattro ore di viaggio, accompagnati da simpatici professori che normalmente hanno bizzarre richieste in riferimento al posto da occupare sulla corriera o l’ansia più o meno celata di non trovare il bagno in camera all’arrivo in ostello.

Nonostante queste superabilissime criticità, viaggiare sulla strada (o sulle rotaie) permette di riportare la dimensione del viaggio a quella delle forme di paesaggi che si modificano gradualmente, seguendo il giusto tempo dello spostamento, quello annullato totalmente dai viaggi in aereo.

Raggiungendo il sud della Polonia spaccando l’Italia, attraversando l’Austria e la Repubblica Ceca, impari quella geografia che sui libri delle medie proprio non riuscivi a farti passare. E poi ci sono le voci e gli odori delle persone, i sorrisi dei ragazzi e dei professori, pronti ad abbracciarti e a stare con te per un bel pezzo di vita.

La città. Cracovia è una bomba, e chi dice il contrario è pazzo, o ha bevuto.

Cracovia. Piazza del Mercato

Cracovia. Piazza del Mercato

Piena di club nel pieno senso europeo del termine, con quel fermento esplosivo che caratterizza l’intera area post-comunista, inondata dipretzel ad ogni angolo di strada, Cracovia è una città che non può lasciarti indifferente, con il castello del Wawel, il fiume Vistola che taglia la città, il quartiere ebraico, i salti dai palazzi signorili all’edilizia di epoca sovietica e una night life da mettere in difficoltà il fegato di Keith Richards. 
Il suo centro storico è patrimonio dell’Umanità tutelato dall’UNESCO dal 1987.

Non è estesissimo, ma dalla Piazza del Mercato parte una serie di stradine vissute dai passanti, dagli artisti di strada, dai promoter dei numerosi ristoranti che riconoscono a decine di metri di distanza il tuo essere italiano. Tra Kantor e rivenditori di alkohole aperti h24, l’italiano medio vive una sorta di bipolarità, tra la paura di essere presi per il culo nel cambio Euro-Zloty e il sogno di impossessarsi di fiumi diŻubrówka a prezzi piuttosto bassi, senza contare l’euforia data dall’alta possibilità di ballare canzoni demodè con una sconosciuta bionda in qualche locale sotterraneo, con quella predisposizione a bere in modo disordinato tipica dei primi San Martino adolescenziali festeggiati nei garage del paese.

La night life cracovita, in uno scatto rubato all'amico Giuseppe Pezzulla.

La night life cracovita, in uno scatto rubato all’amico Giuseppe Pezzulla.

Auschwitz e Birkenau. Sono la mecca laica.

Il lavoro rende liberi.  L'ingresso di Auschwitz.

Il lavoro rende liberi.
L’ingresso di Auschwitz.

Chiunque si definisca minimamente interessato alle questioni del mondo, almeno una volta nella vita dovrebbe andare a visitare quei luoghi.

Cimitero della storia, limite estremo della bassezza umana, punto di slancio verso una nuova coscienza collettiva.

Attraverso quei percorsi delimitati dal filo spinato, ciascuno fa i conti con sé stesso, passando necessariamente dal sentirsi una merdapensando alle innumerevoli docce calde compiute nel corso della propria comoda vita, senza però fermarsi al pietismo tipico del modello mediafriends, sganciare 50 euro sull’iban della ONG di turno e poi, rasserenato, lanciare una manciata di sali da bagno nella vasca piena di acqua bollente.

Il gioco su cui si deve puntare è il passaggio da conoscenza a coscienza.

“Chi non ricorda la storia è condannato a riviverla”. Recita una frase di George Santayana impressa su una lapide all’interno di un blocco di Auschwitz.  

I numeri delle vittime, le loro ceneri mischiate raccolte in un’urna, i barattoli ancora pieni di Zyklon B, le valigie ammassate dei deportati, le loro scarpe, le loro protesi, i quintali di capelli da cui i nazisti ne ricavavano tessuti, lo spirito dell’oltre un milione di persone che ha perso la vita in quelle stanze, sono una pugnalata al cuore, sconvolgente, ma che trova senso solo nella consapevolezza che tutto questo può accadere di nuovo così come è avvenuto solo sessantanove anni fa.

La linea ferroviaria che si conclude a Birkenau.

La linea ferroviaria che si conclude a Birkenau.

La coscienza civica parte dalla forza delle scelte e delle prese di posizione.

Il valore della storia passa dal comprendere che dietro alle parole morte riportate sui libri ci sono le singole storie delle persone, le individualità fatte di respiro, carne ed emotività. Storie annullate da una barbarie senza precedenti che ha portato al totale annullamento degli individui.

Riuscire a ridare un nome a quegli esseri umani indicati ormai solo con un numero di matricola è il primo passo per riportare giustizia in questo mondo assurdo.

La lapide commemorativa posta sul monumento di Birkenau.

La lapide commemorativa posta sul monumento di Birkenau.

Giorgio Ruggeri

(Pubblicato su http://crambz.wordpress.com/)
Letto 3216 volte Ultima modifica il Venerdì, 21 Febbraio 2014 18:46

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