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Bollenti Spiriti

Non è un paese per medici

24 Mag
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La nuova inchiesta partecipativa di Timu lanciata dalla giornalista Paola Bacchiddu e aperta al contributo di tutte/i

L'inchiesta illustra il fenomeno dell'abbandono della professione medica in Italia, causata da un crescente abuso del ricorso al contenzioso da parte dei pazienti.

Lo scopo è creare un'informazione più obiettiva, ricca ed equilibrata sul fenomeno citato con l'auspicio di favorire un sistema sanitario più valido.

L'inchiesta nasce dalla constatazione che un mestiere un tempo di prestigio e ben retribuito come quello del medico, in Italia, oggi sembra non essere più in cima alla classifica delle aspirazioni giovanili. La fotografia scattata negli ultimi anni ritrae, infatti, una professione in profonda crisi. Ci si è interrogati sulle cause del fenomeno, considerando che il flusso di notizie sulla Sanità, prodotte dagli organi di informazione, si risolvono, nella gran parte dei casi, nel racconto di una malasanità a senso univoco, ostaggio di uno stereotipo (“paziente-vittima” e “medico-carnefice”) che spesso non corrisponde esattamente alla realtà. Il quadro è, infatti, assai più complesso. Questo lavoro vuole restituire un po' di equilibrio alla distorta percezione in merito. Con ciò non s'intende, ovviamente, negare l'esistenza dell'imperizia medica o della malpractice. Siamo però partiti dai numeri. E da un dato in apparenza contraddittorio: l'aumento della quota di immatricolati (negli ultimi tre anni) alle Facoltà di Medicina negli atenei distribuiti sul territorio nazionale e il parallelo decremento del numero di specializzati in alcuni profili professionali (Ortopedia, Chirurgia Generale, Ginecologia, Anestesia). Il fenomeno non è banale, tanto da aver costretto alcune aziende sanitarie a chiudere - o prevedere di chiudere - dei reparti di vitale importanza. L'allarme lo ha lanciato la regione Lombardia, lo scorso anno: un “buco” di 7600 medici – il 40 per cento di quelli in servizio nel 2010 – da qui a cinque anni. Ma il problema è comune a molte altre strutture del Paese. L'origine del fenomeno è variegata: calo drastico delle retribuzioni, lunga gavetta, ostica accessibilità alla professione. Ma si è individuata una ragione più forte delle altre che spiega l'abbandono della professione: l'esponenziale crescita di denunce dei pazienti, in particolare nei confronti dei profili medici succitati. La statistica, con i suoi dati, ci ha svelato il fenomeno. L'inchiesta è suddivisa in moduli video e scritti che toccano i principali protagonisti del fenomeno. I medici denunciati che - per la prima volta e con grande difficoltà - si sono raccontati; il Tribunale per i diritti del Malato che ci ha restituito la fotografia tracciata in base alle segnalazioni dei pazienti; gli studi legali che assistono i pazienti stessi e su cui grava l'accusa di speculazione; le compagnie assicurative che aumentano le loro tariffe senza incrociare resistenze e disdettano con sempre maggiore facilità le polizze siglate dai medici stessi.

Poiché il fenomeno è complesso, l'inchiesta acquisisce il suo pieno senso se si nutre dei contributi che voi stessi intenderete dare. I contenuti giornalistici sono solo un inizio. Accanto ad essi, i vostri contributi potranno completare la descrizione dei temi espressi. Tutti noi, in qualità di pazienti, abbiamo l'interesse a disporre di una Sanità che funzioni, di medici preparati, specializzati e non terrorizzati dal rischio di essere denunciati. Esigiamo strutture sanitarie adeguate, che garantiscano una corretta cura della nostra salute. Un chirurgo spaventato non giova né a sé, né a chi deve curare. Il fenomeno è paradossale, se ci si pensa. I pazienti che ricorrono a un abuso del contenzioso danneggiano quella stessa Sanità da cui esigono un servizio efficiente. Cioè recano un danno a se stessi. La medicina difensiva (l'eccesso di prescrizioni mediche, praticato dai dottori come tutela contro il rischio di denunce) ha un costo sulle casse dello stato che finisce per ricadere sullo stesso utente che si rivolge al Tribunale. Una corretta informazione in merito – questo è l'auspicio – può invece riequilibrare il fenomeno e, di conseguenza, favorire un miglioramento del sistema sanitario. Occorrono le vostre testimonianze, il racconto, gli episodi reali maturati in un ambito – la Sanità – che riguarda tutti, in un modo o nell'altro. Sarebbe interessante non solo raccogliere l'esperienza di altri chirurghi che – forti di chi ha deciso di parlare per primo, tra i loro colleghi – ci forniscano la loro narrazione. Ancora più ricco sarebbe il quadro dipinto dai pazienti che vorranno contribuire alla descrizione del fenomeno e, se lo ritengono opportuno, replicarvi. Dunque: leggete, guardate, commentate, replicate, arricchite. La salute riguarda tutti!

NON è un PAESE per MEDICI

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