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Bollenti Spiriti

RSVP - Puntata 5: Co-working, che si lavori insieme oppure no

13 Apr
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[video:http://www.youtube.com/watch?v=Wt0Iko_jmGc 480x360]

Nella prima puntata di RSVP ho parlato di eventi di networking. Invece, oggi ne descriverò un tipo particolare, ovvero, gli eventi di co-working, come ad esempio l’health 2.0 code-a-thon di cui ho accennato tempo fa: una maratona in cui decine di sviluppatori si riuniscono per discutere e per collaborare. Il co-working, che letteralmente significa “lavorare insieme”, qui è una cosa seria. Se vi è capitato di chiudervi in casa o in ufficio per studiare o per portare avanti il vostro lavoro, sapete di cosa parlo, visto che avrete passato la maggior parte del tempo a navigare su facebook o ad alzarvi ogni cinque minuti con una scusa diversa.

Il co-working nasce attorno all'idea di lavorare insieme e dentro uno spazio da condividere. In pratica, ci si riunisce in un posto munito di tavoli e prese di corrente e si inzia a darsi da fare con computer e altro. Co-working significa lavorare nello stesso posto: ma non bisogna necessariamente lavorare sulla stessa idea. Ad esempio, è possibile costituire gruppi di lavoro. In alternativa, si può lavorare da soli sul proprio progetto. Per quanto l'aria che si respira sia inequivocabilmente nerd, generalmente ci si trova a conoscere persone davvero in gamba e propositive. E perciò si può anche spendere l'intera giornata in conversazioni. Oppure, come ho detto, ci si può immergere nel lavoro. In tal caso, quando si alzano gli occhi, si assiste a un panorama di sguardi persi nei monitor e che si muovono al suono di tasti che scrivono codice di programmi. Insomma, un bel disincentivo a distrarsi.

Durante la tipica giornata di un evento di co-working sono previsti momenti di condivisione delle idee in cui ognuno può illustrare il proprio progetto per cercare collaboratori (cosa che generalmente avviene all'inizio dell'evento) o in cui si possono presentare i risultati raggiunti durante la giornata. Inoltre, è possibile presentare le proprie opinioni e proporre nuove soluzioni per avviare discussioni con gli altri o anche solo per ricevere commenti e critiche.

Generalmente, questo tipo di incontri avviene nel week end, così se la giornata risulta produttiva, la settimana inizierà nel migliore dei nodi ma se non dovesse esserlo, nulla è andato perduto. Ad esempio,  sabato scorso il museo della Tecnologia di San Jose è diventato uno spazio completamente aperto e partecipato dove tutti si sono radunati per lavorare insieme. Nonostante non ci fossero regole prestabilite o programmi predefiniti, le attività hanno avuto modo di autoorganizzarsi: ognuno aveva un ruolo e riusciva, in un modo o nell'altro, a sentirsi parte di qualcosa. C'è stata l'opportunità di trascorrere una giornata diversa, di visitare un museo gratis, di conoscere altra gente e di sperimentarsi, in un modo o nell'altro, come soggetto partecipe del processo di innovazione tecnologica. L'iniziativa è pressoché a costo zero: infatti, a parte un minimo di bevande offerte dall'organizzazione, i partecipanti generalmente portano il proprio pranzo, a meno che qualche sponsor non decida di fornirlo.

Mi sembra un modo efficiente per utilizzare gli spazi pubblici e privati e per renderli luoghi di aggregazione sociale e di partecipazione. In questo modo non solo si  la comunità si riappropria degli spazi, ma si trova un modo costruttivo per vivere gli spazi durante le giornate in cui tipicamente sono più improduttivi. Tutto ciò inoltre è di stimolo all'economia locale e favorisce il microclima dell'imprenditoria giovanile.

Una forma un po' più strutturata è quella dello Start-up weekend, che si articola in due giorni. L'obiettivo dei partecipanti è quello di riunirsi il sabato in gruppi di lavoro, identificare i progetti da realizzare from scratch nel corso dell’evento, e buttarcisi a capofitto fino alla sera della domenica. Al termine dell'evento, i gruppi presentano il risultato del proprio sodalizio. Può essere una demo, un prototipo, un mock-up o una proof of concept che faccia capire il problema a cui si voleva rispondere, la soluzione tecnica implementata e i punti di forza e di debolezza in modo da convincere l'audience rispetto alla validità del progetto.

Le idee migliori vengono premiate con incentivi più o meno simbolici. Molte delle idee nate durante questi contest trovano sviluppo dando vita a vere e proprie piccole imprese. Quelle che vengono abbandonate invece, tipicamente danno vita a relazioni interpresonali che possono essere la base per ulteriori progetti.

Mi piacerebbe ritrovare questa dimensione produttiva di aggregazione sociale anche in Italia e per questo invito tutti gli intraprendenti a fare RSVP alla mia proposta di co-working e di aggregarsi in spazi partecipati per lavorare insieme. Ad esempio, si potrebbero sfruttare edifici, come la Cittadella della Scienza di Bari, che avrebbero sicuramente bisogno di essere vissuti in maniera più intensa, magari con manifestazioni a basso costo e ad alto contenuto innovativo.
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