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Bollenti Spiriti

Relazione finale Terramara:

15 Dic
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Per trarre le conclusioni di questo viaggio fatto con “Principi Attivi” vorrei iniziare dagli esordi, ossia, dalla compilazione del formulario di candidatura ed esattamente dal punto B.6:

“COSA S’INTENDE REALIZZARE E PERCHE’? (origini, contenuti e motivazioni principali dell’idea progettuale, evidenziandone punti di forza e punti di debolezza).

L’associazione culturale Terramara, si presenta dinanzi agli occhi attenti di Principi Attivi con un’idea progettuale che ha per titolo: “La danza-scherma salentina: interpretazione tra mito e realtà e realtà e utopia”, un lavoro che fonda le sue radici su una ricerca sul campo avviata nel 2002 e che ancora persegue. 

Abbiamo incominciato il percorso con Principi Attivi nel luglio 2009 e, fin dalla stesura dell’idea progettuale ci si è resi conto della scarsa quantità di tempo per un lavoro di ricerca sul campo che ha a che fare con la gente, i luoghi, gli ambienti a volte, e soprattutto, anche intimi. Entrare nelle  case della gente muniti di videocamere, treppiedi, registratori, cavi, con l’aria di chi ha intenzione di rubare l’anima non è mai stato semplice. Né tanto semplice è stato fornire giustificazioni riguardo il perché di tanto interesse nei confronti di chi tiene in riserbo le proprie esperienze di vita. Per chi non conosce gli ambienti da cui nasce e si evolve la danza scherma credo sia di difficile comprensione ciò di cui ho appena scritto, ma, bisogna sapere che il mondo di questa danza armata è un micro-cosmo caratterizzato da leggi, codici, linguaggi verbali e non, di difficile comprensione, a volte aspri e violenti.

La mancanza di fiducia nei confronti di chi scrive da parte dei portatori sani di questa magnifica danza armata ha fatto si che si richiedesse una proroga di almeno tre mesi dalla chiusura effettiva del progetto.

Il processo di fidelizzazione, purtroppo, ha i suoi tempi ed è, ad oggi, in divenire.

Ma chi scrive già sapeva che un anno per un lavoro sul campo non sarebbe bastato.

Questo non significa però che gli obiettivi prefissi non siano stati raggiunti; anzi, da quello che sembrava poco rispetto alla mole di lavoro che caparbiamente si porta avanti collaborando con le pietre miliari di questa tipica danza salentina, oltre che con docenti dell’Università del Salento, artisti dell’arte visuale, musicisti di riproposta, documentaristi, giovani registi, ricercatori universitari, tesisti di altre facoltà italiane, esperti dell’arte marziale italiana di spada e con coltello etc…credo che, se il fine ultimo era quello di “offrire piena cittadinanza dei beni culturali immobili” e con questo studio sulla danza scherma far emergere e risollevare l’ambiente da cui prende spunto tale argomento, allora credo che lo scopo è stato raggiunto.

L’unico rammarico è che non si è riusciti a spendere bene i contenuti, nei tempi e nelle modalità adeguate.

Questo è accaduto anche perchè la danza scherma si pratica una volta all’anno e in un unico luogo fin dalla notte dei tempi e che, solo ora, grazie ad alcuni personaggi storici della danza scherma, la si può vedere sui palchi della Notte della Taranta o nelle piazze salentine durante il periodo estivo. Con questa cadenza, inizialmente, è stato difficile approcciarsi con i danzatori di scherma.

 

Novembre dicembre 2009

 

Novembre 2009: Creazione del sito web www.terra-mara.com

Su circuito wordpress con aggiornamenti costanti, video e immagini.

 

Dicembre 2009: Iniziano le riprese per il video clip che si ispira alla danza scherma e sarà montato in stop-motion.

 

Abbiamo cercato di proporre degli appuntamenti invernali: l’abbiamo fatto il 28 dicembre 2009, con l’evento “Proiezione della docu-fiction – Danze di palloni e di coltelli” in collaborazione con l’associazione vincitrice Principi Attivi “Due Lune Teatro Tenda”.

Il tema del corto è la storia di vita di un uomo sospeso tra cielo e terra, tra la vita e la morte: Leonardo Donadei, schermitore e pallonaro.

Una serata che dopo la proiezione del film, ha continuato a suscitare emozioni vedendo sulla piazza antistante il Due Lune Teatro Tenda di Tricase (LE) esibirsi alcuni danzatori di scherma insieme a tanti suonatori di tamburello e armonica a bocca.

L’idea inizialmente era quella di offrire un appuntamento fisso, durante il periodo invernale e con l’unicità dell’argomento: la danza scherma.

Un’idea ancora allo stato nascente vista la freddezza della gente del posto e dell’opinione pubblica che vuole la musica, la danza e il buon vino, solo per il periodo estivo e concentrata nei giorni d’agosto. La destagionalizzazione e, l’allungamento del calendario degli appuntamenti culturali, sembra sia un problema più economico-culturale che climatico.  

 

Gennaio - Febbraio 2010

 

Gennaio 2010: Creazione del booklet visionabile al sito www.terra-mara.com in cui hanno partecipato fumettisti e illustratori dando il loro contributo “grafico” sull’immagine della danza scherma nella modernità. All’interno sono pubblicate le prime tre pagine del fumetto “All’ ombra di San Rocco”.

A corredo cartoline, spillette, poster e bigliettini da visita da distribuire durante lo svolgimento del BS CAMP.

 

Febbraio 2010: Abbiamo partecipato al Bollenti Spiriti Camp (6-7 febbraio 2010) allestendo uno spazio divenuto luogo d’incontro sperimentale in cui idee vecchie e nuove alternate a proposte d’ogni tipo si facevano largo tra la gente (con una mini bici rossa e un  clown col megafono) e, l’immaginazione di ogni singolo individuo diventava immaginario collettivo.

Per quest’occasione, si è riusciti a creare uno spettacolo “Lu circu du Salentu” che doveva far conoscere la danza-scherma in un luogo in cui era ancora avvolta nel mistero, oltre che a farla ri-vivere fuori da ogni contesto a cui essa intimamente si lega

Un’esibizione di danza-scherma con un registro nuovo passando da uno spettacolo studiato e messo in piedi per il teatro ad una performance ideata per intrattenere e incuriosire, cogliere di sorpresa la folla ancora impegnata ad ascoltare le parole del Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola.

Un clown in accordo con un gruppo di maestri di danza scherma per re-inventare una tradizione sconvolgendone i dogmi.

Dunque un pagliaccio, una bici in miniatura, un gran megafono per dire alla gente che la danza scherma è viva e non è morta, che non si trova nei musei esposta come una mummia (bastava osservare i maestri di danza scherma), che può prendere varie forme passando dalla strada alle piazze e da queste ai teatri e dai palchi più prestigiosi divenire tematica principale di film documentari dando la possibilità di essere fruita (vedere www.terra-mara.com).

 

Intanto, usufruendo del rapporto di collaborazione con gli schermitori della Compagnia di scherma salentina e la giovane regista Chiara Idrusa Scrimieri abbiamo avviato dei seminari e workshop nelle scuole. Un progetto pilota è stato condotto in un’istituto un po’ particolare, prendendo come riferimento una classe composta da ragazzi “difficili” (DIR/DOV-PROGRAMMA SVILUPPO - Galatina di Lecce) con varie problematiche sia familiari che sociali.

 

Aprile 2010

 

Workshop sul mestiere del Ballunaru legato all’immagine dello schermidore:

All’interno del primo workshop nell’ istituto DIR/DOV-PROGRAMMA SVILUPPO - Galatina di Lecce, le tematiche inerenti il mondo della danza scherma si sono mostrate interessanti più di quanto ci si aspettasse.

Tant’è che subito dopo il primo appuntamento siamo ritornati per dare maggiore testimonianza di un mondo, quello della danza scherma legato ad antichi riti e mestieri (nel caso specifico si fa riferimento all’arte pallonara del maestro Leonardo Donadei) che pian piano vanno scomparendo.

I ragazzi si sono cimentati nella danza scherma, hanno seguito con attenzione le storie di vita raccontate dagli schermitori, hanno fatto tesoro delle loro chicche di saggezza popolare, hanno danzato con loro nella ronda creata da loro stessi, hanno suonato per loro…

Hanno tagliato, incollato, disegnato, colorato e hanno assistito al lancio dei palloni di carta.

 

 

14-15-16 maggio 2010

Partecipazione alla manifestazione “Tricasecomics 2010” Seconda Edizione: 

Intanto, mentre si pensa, si lavora e si progetta per iniziative culturali di ampio respiro (vedi la Notte della Taranta, ad esempio) prende forma e si modella un nuovo modo di fare cultura: non solo la scherma viene danzata; essa viene illustrata, descritta in forme nuove di comunicazione mai pensate prima, viene immaginata e l’immagine viene raccontata e il racconto, disegnato. I personaggi della scherma sono protagonisti di storie scritte che ricalcano a tinte forti accadimenti, fatti di paese, fatti di coltello, fatti di cronaca nera come l’inchiostro di china che li tratteggia.

Le loro immagini, le loro gesta hanno fatto, grazie al contributo di Terramara, il giro del mondo attraverso il web.

E’ così che la danza scherma si ripropone in Sicilia come in Lombardia, in America come in Russia o in Germania. Nuovi adepti si riconoscono nei passi e nelle movenze di questa danza-lotta ancestrale e nella musica re-interpretano la storia dei propri avi.

 

 

 

Terramara”, lavora per indire un concorso fotografico “San Rocco: la festa, la gente, la ronda di scherma”, per creare una banca dati composta da video, immagini, interviste, testimonianze d’ogni tipo per dare la possibilità a tesisti o semplici curiosi di usufruire di un’ampia fonte d’archivio atta a soddisfare qualsiasi incertezza sul principale argomento della ricerca. Si è ottenuto uno scarso risultato, pur avendo lavorato sui contenuti e sulla divulgazione dell’evento. Un concorso fotografico che non ha suscitato notevole interesse (in sede è pervenuto un solo plico con delle immagini). Molto probabilmente, proporre un concorso fotografico fuori dal calendario estivo è stato un errore. 

 

Luglio 2010

 

Intanto l’associazione si propone concorrendo come partecipante al concorso artistico di fama nazionale “Premio Celeste 2010” nella sezione video con il clip intitolato “Razor Edge” girato e montato in stop motion, con costumi e maschera prodotti da Terramara, ispirato alle movenze base della danza- scherma e al significato del coltello.

Il video è visionabile ai seguenti indirizzi:

Premio Celeste; http://www.premioceleste.it/artista-ita/uid:43562/idu:43562/

Vimeo: http://vimeo.com/13179900

Youtube: http://www.youtube.com/user/Terramara1

 

 

 

Agosto 2010

 

Nel frattempo, si tessono le trame che tendono a legare le famiglie d’etnia rom alla storia della scherma salentina. S’inizia a mostrare il loro reale contributo, e pian piano prende strada l’ipotesi  che in futuro anch’esse potranno condurre, attraverso strade non ancora percorse, verso luoghi e ambienti ancora inesplorati. Un mondo e una cultura, quella dei rom stanziali, completamente arcani e misteriosi.

Grazie alla loro presenza massiccia nella ronda di scherma, con la loro tipica danza, diversa per movenze e posture ma simile nel significato e nel codice a quella salentina di discendenza malavitosa, si può dichiarare che la danza scherma non è morta del tutto, anche se, tanto c’è da scoprire qualora gli stessi zingari e i danzatori indigeni riuscissero a comprendere l’importanza della loro viva testimonianza. Nella micro-storia del popolo salentino gli uni sono intimamente legati agli altri, ognuno con la propria radice storico- culturale, così da sciogliere il nodo cruciale che ha sempre voluto la danza scherma derivante da una ‘famiglia’ piuttosto che dell’altra. Nella ronda di San Rocco del 2010, unico luogo deputato per la danza-scherma, finalmente dopo anni di dure contese, gli zingari hanno danzato nella ronda dei salentini e questi hanno danzato insieme agli zingari senza alcun problema.

Terramara ha fatto tesoro di questo avvenimento raccontandolo al mondo intero grazie alla collaborazione con un documentarista di fama mondiale: Eugenio Manghi, il quale, avendo come progetto quello di ideare un filmato che documentasse le più belle tradizioni viventi attorno al Bacino del Mediterraneo, e, venuto a conoscenza di questa bellissima danza-lotta che ogni anno si ripete a Torrepaduli di Ruffano (LE), ha voluto girare un filmato che testimoniasse la presenza di questo magnifico evento.

Purtroppo i tempi di montaggio e fruizione del video vanno oltre quegli prefissati da Principi Attivi, ma con certezza, si può dichiarare che in un futuro orami prossimo, al mondo verrà offerta la possibilità di conoscere da vicino la danza scherma.   

 

Settembre 2010

 

L’idea di proporre e far fruire la danza scherma in forma diversa, ri-modulandone gli schemi porta Terramara a creare nuove rappresentazioni teatrali e stringere collaborazioni con l’ambiente dell’arte non solo nostrano. Da questa possibilità, ad esempio, nasce la collaborazione con Alicia Frankovich, una giovane artista nel campo dell’arte visuale che, usufruendo dell’esperienza di Terramara, attraverso delle lezioni di danza scherma (concesse in forma gratuita), per fine anno proporrà una performance basandosi sulle movenze e sulle tecniche d’attacco e di difesa della scherma salentina.

 

Intanto prende forma il progetto “Cutting Recycle” collezione di abiti ispirati alla forma del vestito popolare salentino – maschile – e al mondo del lavoro contadino.

Tipologia di impiego che vedeva uno stretto legame con la terra e la fatica, impiego che oggi definiremmo “per due lire”.

Per questo motivo, sono stati impiegati pezzi di maglia “lenta” e bucherellata e monete forate utilizzate come bottoni o abbellimento.

Inoltre tema portante di tutto il progetto è il Ri-Uso di camice usate, strappate e tagliate ad arte per poi essere ri-assemblate per l’uso.

Maggiori info saranno disponibili in corso d’opera sui profili e siti dedicati all’associazione.

 

Realizzazione di tre video clip:

-        Fuochi fatui;

-        Ronda a scherma;

-        Malatia.

Ogni singolo video rappresenta un accenno alla storia popolare del sud, in particolar modo si concentra sulla storia non scritta, racconti passati di bocca in bocca lungo un lasso di tempo indefinibile e con argomenti spesso comuni ad ogni singolo essere vivente. Narrazioni di anime perse che a volte ritornano manifestandosi in diversi aspetti, oppure storie di streghe e “macarie” o semplicemente la descrizione di un amore, di un sentimento tanto forte da far star male, così totalizzante che intrappola, per cui, o si rischia una grave “malatia” o per rinsavire si combatte ‘a colpi de scherma’ ritornando al centro del mondo.

È così che l’Io per una notte è il padrone del proprio destino nella mani della fatalità, che fa girare il mondo facendo leva al centro, quello della ronda di San Rocco.

La location non è l’ideale per una rappresentazione scenica ma, i vieoclip sono da intendersi come una presentazione, un assaggio di ciò che Tarramara cercherà di portare in scena, magari in un teatro a cielo aperto in modo che la magia del fuoco sposi quella del vento e idilliacamente diventi, questa intima unione, messaggera di vita così come in “Fuochi Fatui”, un Prometeo del terzo millennio, unisce il mondo del passato a quello del futuro e, rimanendo alla descrizione del soggetto, i fuochi fatui rappresentano gli anziani schermitori che da decenni s’incontrano alla ronda di scherma di San Rocco e che ormai (alcuni solo per l’occasione) hanno oltrepassato il mondo terreno ma che, grazia alla loro esperienza (il fuoco) vivono, ri-vivono avendo passato il testimone a qualcuno. È così che il vento che alita sul fuoco, rinvigorendolo, è messaggero di vita. Bastone lucente d’acciaio e lingue infuocate (bastone e spade di fuoco)

Possono danzare nella notte.

Nell’oscurità della notte compare un cerchio al centro del mondo: ronda, ruote, gente che guarda, assiste, danza, suona, diverte, esclama, deduce. Ma all’interno del cerchio un mondo distante da essi riappare solo per “San Rocco”, solo a Torrepaduli (LE).

Solo è anche colui che danza la scherma; gioca con l’ombra di un’immaginazione senza fine che ha corpo di ricordi e mente di presagi. Il danzatore non sa chi incontrerà in duello ma la notte è magia e, il danzatore coraggioso compie mille movenze su passi attenti e studiati, ripetuti e rivisti. La notte nel cerchio prende fuoco; la danza non è danza d’amore ma danza armata di morte anche se gli animi non sono più come un tempo bellicosi. Questa è la descrizione di “Ronda – a scherma”, una serie di danzatori armati di coltello che eseguono una danza unica, quasi magica, esoterica, la danza-scherma in onore al santo ‘protettore delle piaghe’, ovvero San Rocco.

Accanto al cerchio, un’altra ruota gira (la ruota di Rhon, fatta costruire per la rappresentazione scenica dall’azienda TR-INOX di Lucugnano (LE)) attorno al mondo e su sé stessa. È la ruota dell’amore perduto, a volte ritrovato, che narra di quel sentimento forte che lacera, strappa e rende folli. A volta  ci crogiola e fa breccia nel cuore elaborando intanto, numeri, cifre senza codice, senza matrice. “Malatia”…nella terra del rimorso. Un cattivo passato, un male secolare, endemico, che tende trappole tra le fitte maglie della vita. Scorre tra le fila, attraversa nodi e s’allarga, prende spazio, invade e avviluppa tutto ciò che trova. La ruota che girava ora è ferma, fissa; maledettamente inchiodata, in bilico, senza senso, senza equilibrio. Questa è “Malatia, interdizione delle libertà”, una rappresentazione scenica che s’ispira al tarantismo, al santo dei serpenti, allo studio di E. De Martino.

“Musica a scherma” invece, sarebbe uno studio sulle movenze della scherma capaci di creare musica, suono esclusivamente dai passi di scherma, dalle posizioni fisse a quelle in movimento.

In ultimo, un videoclip, un riassunto del lavoro di Eugenio Manghi che verrà pubblicato a marzo 2011, in collaborazione con “Terramara”. Un documentario non solo sulla danza scherma che sicuramente andrà a ruba grazie a scene mai catturate da macchine per ripresa d’avanguardia.

 

Terramara lungo questo periodo ha scoperto quali sono stati i passaggi, le continue evoluzioni della danza scherma; ha conosciuto e collaborato con le famiglie che posseggono la “maestranza” di questa antica e quanto mai misteriosa lotta-danza. Ha cercato, nei limiti del possibile d’instaurare un collegamento tra il passato ed il presente, facendo quasi da testimone per il passaggio da un periodo all’altro, frapponendosi tra l’era del mito e quella della realtà, ricamando e tessendo trame utili a fornire indizi attendibili e che partendo da questi, schegge folli dedite al mondo dell’arte potessero dare nuove forme di vita riproducendo, reinterpretando, rimodulando negli schermi e nel sistema dell’ambiente ancor oggi un po’ ristretto e bigotto.

L’utopia come ultimo obiettivo da raggiungere era quella di far divenire la danza scherma salentina la lotta danza del popolo salentino; chiedere l’intervento dell’Unesco per la difesa e la tutela di un bene immateriale come la danza scherma. Un bene volatile che ha bisogno di essere difeso e tutelato previa la scomparsa e la nascita di un’ ennesima reinvenzione della tradizione.

 

 

 

 

Letto 1537 volte Ultima modifica il Mercoledì, 15 Dicembre 2010 19:07

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