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Bollenti Spiriti

La storia di un progetto: "Laboratori liquidi sui gap di memorie, ricordi e identità giovanili"

09 Ott
Scritto da  in BLOG BOLLENTI SPIRITI
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B.1. Cosa avete realizzato con il vostro progetto?

Raccontate cosa avete realizzato con il vostro progetto, e come, attraverso una descrizione per fasi.

N.B. Se avete già presentato la relazione finale di progetto, ricopiate in questo spazio, la parte in cui avete descritto quanto realizzato.

Il progetto è volto alla comprensione nonché all’analisi del vuoto di memoria, che riflette la società odierna con particolare attenzione all’oblio, circa la memoria storico-collettiva di Tricase, una comunità del basso Salento, degli anni ’60 – ’70, due decenni che hanno inciso socialmente e trasformato economicamente il nostro territorio.

Nella fase della ricerca sociale, è stata analizzata la stampa locale, facendo riferimento a fonti scritte (periodici, libri, saggi, testimonianze), giungendo a evidenziare la condizione giovanile degli anni ’60-’70 e il periodo di analisi dei periodici che va dall’anno della loro fondazione al 1980.

Da tale analisi, sono emerse alcune questioni cruciali, che successivamente, sono state approfondite attraverso la storia di vita a testimoni privilegiati.

Prima di affrontare le diverse questioni, si è ritenuto necessario delineare, a livello sommario, un quadro di Tricase negli anni ’50; del resto, la memoria di quegli anni non è uno scompartimento stagno a sé stante, ma si trascina negli anni ’60 – ’70, si mescola con quelli odierni, fino a incunearsi negli anni futuri.

Per quanto riguarda le diverse questioni affrontate in profondità, innanzitutto, occorre menzionare i luoghi di memoria e la memoria dei luoghi , dove i primi rappresentano i luoghi in senso strettamente fisico, non evocano ricordi giovanili, ma sono ugualmente presenti nell’immaginario collettivo dei diversi testimoni; mentre la memoria dei luoghi riguarda tutti quei luoghi relazionali, che ancora oggi evocano sentimenti, tradizioni, pezzi di vita, nei testimoni intervistati.

Altra questione rilevata è la memoria giornalistica: attraverso l’analisi di quotidiani, diffusi negli anni in questione, si sono ricostruiti non solo gli avvenimenti più importanti, ma si è trattato di sondare i desideri, le paure, i bisogni, i sogni e i progetti del futuro di singoli cittadini.

I giornali testimoniano l’esistenza di una vita quotidiana, intesa sia in termini di quantità che di qualità di esperienze.

Nella fase della formazione, al fine di incoraggiare la comunicazione e lo scambio nei laboratori tra i membri dei gruppi è stata scelta la disposizione a cerchio, la quale facilita l’interazione e la condivisione di idee, emozioni e sentimenti. Per favorire, invece, la conoscenza reciproca e l’affiatamento all’interno dei gruppi, data la sua composizione eterogenea, i partecipanti  sono stati invitati a parlare in prima persona presentando se stessi liberamente.

In questo modo è stato possibile conoscere quegli anni attraverso le testimonianze, i racconti e gli oggetti di chi li ha vissuti.

Il clima creatosi nei gruppi ha favorito la conoscenza reciproca, ciascun membro ha condiviso la propria esperienza attraverso il racconto di ricordi personali e di emozioni vissute. È stata quindi un’occasione di crescita per tutti e un’esperienza di arricchimento personale. Durante gli incontri non sono mancati supporto, empatia e positivi scambi di opinione. I gruppi sono apparsi coesi e affiatati ed abbastanza collaborativi. In quanto persone inserite in un gruppo, ogni vissuto, ogni emozione, ogni ricordo di ciascuno ha costituito un arricchimento per gli altri.  Scopo di questo lavoro è stato quello di recuperare il ricordo affinché non cadesse nel dimenticatoio e non  si perdesse il piacere di tramandare, giungendo a perdere i sensi e i significati delle nostre radici. Recuperare è un processo che consente di raccontare, rielaborare e ricostruire le nostre esperienze e per la sua particolare qualità di materiale recuperato, di conservarle. Per tale motivo all’interno delle Scuderie di Palazzo Gallone di Tricase è stata allestita una mostra  “Volti, luoghi, usi, costumi… la società degli anni ’60-‘70” (19/25 luglio 2010).

Attraverso l’attività di gruppo che ha facilitato il coinvolgimento e la libera espressione di tutti i partecipanti, si è cercato di far comprendere che ricercare nel passato la spiegazione e le radici, le cause remote o vicine dell’evoluzione e degli eventi di oggi, è l’unico strumento che abbiamo per tentare di orientarci e di comprendere quello che ci circonda.

Il Laboratorio musicale-audioviso, ha ripercorso la scena musicale degli anni Sessanta/Settanta e i suoi progenitori: la Beat Generation e il Rock’n’Roll. Tutto si è concluso con gli eventi cittadini del 20 luglio e del 6 agosto 2010 in Piazza Don Tonino Bello di Tricase. La serata del 20 è stata la fotografia in bianco e nero di quegli anni, un affresco sui gusti musicali giovanili con le straordinarie mutazioni nel costume e nella cultura del tempo. Un quadro di “come eravamo” che ci è stato offerto direttamente dai protagonisti dell’epoca. Alcuni di loro hanno accettato la scommessa di riprendere gli strumenti e il repertorio musicale che hanno formato la loro giovinezza e scaldato quella di tanti coetanei. E’ stata una macchina del tempo suggestiva, una strizzata d’occhio alla nostalgia, un gioco ma anche la testimonianza di una identità e di una sensibilità che permane perché ha ancora valore.

Nella sera del 6 agosto è emersa l’eredità musicale di quegli anni nell’interpretazione dei giovani d’oggi, i figli e i nipoti di quella generazione. E’ stata una sorpresa scoprire quello che essi considerano ancora oggi vivo e attuale, da quali brani e da quali autori continuano a ricevere emozioni e stimoli. E’ venuta fuori una rilettura originale ma in cui si sono riconosciuti pezzi che sono diventati pietre miliari della storia del rock. Se questi, infatti, vengono ancora eseguiti con entusiasmo dopo 30-40 anni dalla loro incisione significa che sono diventati dei classici, con un percorso non diverso da quello che accade  per un romanzo o una poesia o un’opera d’arte. Sono “classici” perché, pur appartenendo alla memoria di diverse generazioni, continuano a trasmettere contenuti che conservano la stessa spinta propulsiva originaria e si rinnovano nel tempo.

IL PASSAGGIO DI TESTIMONE AI RAGAZZI DI OGGI E’ AVVENUTO COMUNQUE, GRADUALMENTE.

La prima parte del concerto HA VISTO ancora protagonisti “i ragazzi di allora”, che hanno mantenuto un collegamento con la serata precedente del 20 luglio.

Nella seconda parte i protagonisti sono stati “i ragazzi di oggi”, che hanno  eseguito altri brani di cantanti e gruppi che hanno segnato gli anni ‘60/70 nel versante pop.

Il Laboratorio di abbigliamento e moda, ha previsto una ricerca stilistica sulla moda degli anni ’60-’70, focalizzando le linee, i tessuti, gli accessori che hanno caratterizzato quegli anni, con riferimento alla moda locale. In seguito si è passati alla realizzazione grafica di abiti del periodo. Inoltre è stata effettuata una ricerca di foto paesane proprio sulla moda di quegli anni, con la realizzazione di un DVD, con relativa  presentazione  presso le Scuderie di Palazzo Gallone di Tricase.

Successivamente le allieve hanno cercato e consultato varie riviste e siti su internet riguardanti la moda negli anni ’60 – ’70, hanno individuato e classificato i vari materiali necessari per la riproduzione di alcuni abiti del periodo.

Divise in piccoli gruppi, le ragazze, hanno progettato il cartamodello, tagliato e confezionato gli abiti che riproducevano linee, modelli e volumi del periodo.

Tutto si è concluso con la manifestazione del 21 luglio in Piazza Don Tonino Bello di Tricase quando le allieve, dopo aver progettato e realizzato gli abiti hanno presentato con una sfilata i loro lavori alla comunità.

Il Laboratorio di scrittura, creato il sostrato sociale e culturale del ventennio in questione, l’aspetto culturale ha preso il sopravvento per un formarsi di un’idea di poesia circolante e fervente nei luoghi considerati. Non s’è scelto subito di immettersi nei testi dei poeti locali, ma prima di tutto dare una voce di versi di carattere nazionale, non tralasciando il cantautorato.  

L’idea approssimativa del periodo storico, la modellazione mentale del territorio e delle persone ha permesso di comprendere molte delle letture, molte delle poesie lette e interpretate con molta libertà dai ragazzi. Ma era la lettura a smuovere l’interesse, l’ascolto dei versi bodiniani soprattutto; poesie come Via de Angelis, Finibusterrae, Lecce, Bestiario ed altre. I testi poetici dei nostri autori hanno richiamato poi l’attenzione ai poeti stessi, al loro vissuto, alle possibilità offerte dalla loro terra. Attraverso le parole slargate di senso, ricolme di nuovo i ragazzi hanno rivisto i loro paesi, hanno identificato luoghi e pensieri: la natura, le costruzioni, gli edifici storici e i lavori mutati dal tempo e dall’industrializzazione che ha cambiato volto all’oggi.

I poeti che più di tutti hanno interessato i ragazzi durante le ore di lettura sono stati: Girolamo Comi, per il suo rapporto intenso con la sua terra, per la spiritualità debordante e l’amore espresso a tinte forti e tenere; e Vittorio Bodini, faro illuminato nella parola, poeta intimo di un rapporto d’odio e amore per la sua terra madre, occhio vigile d’un cambiamento strutturale e umano nei luoghi del vissuto.

La lettura e lo studio dei due poeti e dei loro testi hanno fornito uno stimolo intenso a centellinare le parole, a scoprire fra gli anfratti dei versi l’obiettivo della ricerca, quel gap memoriale e di vasto interesse. Molti dei testi letti sono stati scelti dai ragazzi per essere riscritti, per essere digeriti e assimilati per crearne di nuovi sulla base del vissuto quotidiano. Alla prova della riscrittura, per mezzo della quale sono nati nuovi testi, s’è scelto di rivelare l’obiettivo finale dell’audio libro e della lettura pubblica, in tal modo s’è riacceso l’interesse per le poesie che oramai erano entrate nei costrutti poetici dei ragazzi.

In tal modo le successive ore sono servite a chiarire la difficoltà di una lettura chiara, che possa suscitare la miriade di emozioni provate nell’ascolto. Attraverso l’approccio alla parola detta, con la conoscenza di alcune tecniche di lettura, s’è cercato di lavorare con un gruppo variegato di ragazzi, con voci differenti e con consapevolezze ancora non del tutti coscienti. Nella parte finale del laboratorio, una volta acquistata quella padronanza necessaria alla registrazione s’è passati a imprimere le voci su un supporto digitale; primo passo verso la creazione dell’audio libro.

Le ultime ore sono state dedicate all’editing dei testi scritti dai ragazzi, alla sistemazione di una partitura di scena ed infine alla creazione finale del Reading "Tu non conosci il Sud" (23 luglio Atrio di Palazzo Gallone di Tricase).

Nei “cerchi caldi” dei laboratori e nell’evento del 22 luglio nell’Atrio di Palazzo Gallone di Tricase, momenti di musica tradizionale tratti dal repertorio del Gruppo Folkloristico “Gli Ultimi” ideato dal professore Antonio Buffo. Uno dei tanti gruppi di musica popolare sviluppatosi nel corso degli anni ’60 dove le melodie della pizzica traevano le sue origini nelle campagne. Ma queste cantilene ritonano in auge nei primi anni ’70 grazie al trend giovanile volto alla riscoperta delle proprie radici ripartendo dalla musica. I testi piacciono perché sono diretti e immediati e parlano della quotidianità popolare. “Le foglie senza ojo, lassa la zzappa e vojo a far u’ surdato” rispecchiano lo spaccato di una vita dedita alla campagna. “U zigu zago” ovvero la storia di una smorfiosetta che ha conquistato il cuore del giovane segna, invece, il passaggio dalla cultura contadina a quella artigianale, mentre la canzone della “Tabacchina” fa riferimento alla vecchia manifattura tabacchi e il suo ambiente lavorativo esistente fino agli inizi degli anni Settanta. 

Il valore aggiunto del progetto, il 6 agosto a conclusione del progetto e di tutte le manifestazioni alle ore 24 in Piazzetta Dell’Abate di Tricase è stata inaugurata pubblicamente la Bottega di memorie e identità giovanili. La Bottega sarà una sede permanente di studi, formazione, ricerca e sperimentazione…

Laboratori liquidi sui gap di memorie, ricordi e identità giovanili

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Letto 1889 volte Ultima modifica il Sabato, 09 Ottobre 2010 17:51

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