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Bollenti Spiriti

La nostra relazione...è qualcosa di diverso...

02 Set
Scritto da  in BLOG BOLLENTI SPIRITI
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COSTRUENDO UNA NUOVA CULTURA:

CHIARA ED ESTETICA…

I pensieri corrono spensierati e la mente “vaga vacua”.

Questa è la fine di un nuovo inizio.

 

Questa è la fine di un passato abulico e senza alcuna voce.

Questo è l’inizio di un nuovo capitolo, volta pagina e mi raccomando, non

aspettare Godot, agisci!

 

"E’ ARRIVATO GODOT! OVVERO BACI, PROMESSE, CAREZZE, LUSINGHE E ILLUSIONI"

DueLune TeatroTenda

 

Cosa vi avevo detto?

Non aspettate Godot, andate oltre, per LUI il ritardo è uno stile di vita!

Quindi, proseguiamo…

Abbiamo due scelte: un dito rivolto verso l’alto ed uno verso il basso.

Se scegliamo il primo allora rimaniamo nel mondo platonico, esistente in teoria, ma in pratica è il nulla. Invece, se lo puntiamo anche noi verso il basso significa che vogliamo la concretezza, una struttura solida, reale ed esistente… e questo, Due Lune Teatro Tenda, l’ha capito.

Il cammino è ancora lungo e faticoso. Trascina mattoni, cemento, della terra umida e tanta pazienza: dove far sbocciare questo fiore così debole, piccolo e così blu, blu, blu …?

E’ aprile ed ogni rondine segna una delle tante tappe fondamentali, una firma che trafigge il patto con la Regione Puglia, incontri mai avvenuti e le prime probabili “x” sulla mappa di Tricase: “Zona 167”, “A.C.A.I.T.”, “Piazzetta di Sant’Eufemia”.

Sono sezioni nascoste sotto il telo dell’ inspiegabile silenzio, dell’inciviltà e della retrogressione di questo paese.

Bisogna ridare un senso al non senso e, così, la mente riprendere a vagare vacua.

Ci si perde e disperde nell’ozio e nella storica “mal – educazione” del Sud, rotoliamo in intrecci di fili, nodi fin troppo annodati, problemi con poche soluzioni, o almeno irrisolvibili per la gente ‘umile’ senza alcun aiuto dell’ “uomo potente” e, le Due Lune si sono unite, fuse, perse nel gomitolo di questa strana Società.

Un’eclissi è in corso … - l’unione fa la forza - .

« ...le leggi devono tener conto anche dei difetti e delle manchevolezze di un paese... Un sarto che deve tagliare un abito per un gobbo, deve fare la gobba anche all'abito » (Politico italiano e Presidente del Consiglio, G.Giolitti).

Peccato che la dolcezza di queste parole occulta un’amarezza nel fondo, una tazza ben rifinita che cela un particolare menefreghismo nei confronti dell’Italia Meridionale.

Anche se parliamo di epoche lontane, la storia conserva la stessa morale, i passi devono essere ampi, la mente non deve vagheggiare nel “dolce far nulla”, bisogna rimescolare le carte, ognuno è padrone di sé stesso e della terra che calpesta.

Intanto le rondini compaiono e scompaiono come scatti fotografici.

Panta rei, tra un flash ed un altro, tante parole

I dati tecnici, solitamente, sono le informazioni ricevute da corde vocali che emettono suoni formali, oggettivi e solenni.

In questo caso, la parola ha avuto il potere di cancellare due delle tre “x”, evidenziando l’unica rimasta: “piazzetta di Sant’Eufemia”.

“E’ stato stabilito il luogo in base alla funzionalità del paese, oltre che alla motivazione portante: è una frazione di Tricase trascurata e abbandonata a sé stessa”.

(Musarò, Sindaco di Tricase, 6 Aprile 2009)

Invece, gli elementi morali sono le sensazioni che scatenano il nostro lato emotivamente sensibile emettendo melodie, sinfonie e partiture suddivise in tre blocchi:

a – b – a’

“dar vita ad una nuova vita” – emozione – “vivere una nuova vita”

 

I pensieri si sgrovigliano nello gnommero di quel sogno – vero – e tutti hanno una frase, indelebile, impressa nella mente:

“prima di uscire, spirito bollente, ricordati di chiudere, per bene, il periodo di questa realtà indimenticabile”.

Incancellabili sono anche le firme, i timbri e i contratti avvenuti tra la Banca e le due Valentina, una lunga lista di appuntamenti per una pseudo- stagione e le confortevoli parole dell’Assessore alla Cultura (N. Dell’Abate) che attende concretezze per far baciare la vela con il vento, avvolta da un mare sempre più blu …

La corrente diminuisce, il passo è lento, immobile e le rondini del venti di aprile espongono la loro bellezza con una velocità sfrecciante. Rimangono statiche anche le varie organizzazioni, mancano le firme, manca la volontà, manca l’impegno dei g-r-a-n-d-i.

La burocrazia di questo piccolo paese trascina la barca alla deriva, e così si estraggono i remi, si naviga contro tutto e tutti.

Trascorrono i minuti, le ore, i giorni. Si solcano i mari nelle insistenze e nel sudore, le illusioni diventano onde insormontabili, sembra impossibile raggiungere la postazione in cui montare il Teatro Tenda.

Le Due Lune si separano per sconfiggere la decadenza in ogni punto, sotto questo cielo, sempre più blu.

Non rimane che affidarsi ad un loro incontro, sotto le mille sollecitazioni con segnali inviati da questo mare in tempesta, in quanto basta una riunione ed un “ok” per l’agibilità.

Intanto si rema in questa cultura sottostante, ma un urlo, una voce riecheggia nell’infinito, “Capitano, rimonta la vela”.

Il pensiero diventa un colore, il colore è un suono, il nostro suono… un battito.

Il pensiero diventa un minuto, il minuto è un suono, il nostro suono… un battito.

“Dateci delle parole, poco chiare, costruiremo una nuova cultura: chiara ed estetica”, navighiamo verso il mondo dei giganti, dei burattini giganti.

Così le Due Lune scrivono, sui loro pezzi di carta, i probabili appuntamenti e, il 25 aprile, si stabilisce un facsimile dell’inaugurazione: ci saranno i titani, i colossi, ciclopi colorati, comandati dagli uomini di questa terra, i Gigantones, così li chiamano.

Arriva Maggio, sopraggiungono nuove collaborazioni, nuove mani, più remi.

Il vento è forte, la vela è debole e le Due Lune non riescono ad emergere. Troppe nuvole, nessuna schiarita, nessun movimento.

Le rondini vanno via e per il Teatro Tenda ancora nessun’agibilità.

13 Maggio.

L’amministrazione pubblica non è d’aiuto, ognuno prosegue per la sua strada.

Si cammina, ma l’ostacolo dei g-r-a-n-d-i è una minaccia, si aggiungono dei nomi con un inchiostro nero su carta bianca: Ippolito Chiarello, si stabiliscono dei possibili laboratori per la stagione invernale, per un nuovo capitolo.

14 Maggio.

Trascinando le poche speranze riposte in una possibile giunta, finalmente si è arrivati ad una prima meta: il Teatro Tenda può essere montato sulla “x” prestabilita, la delibera è effettivamente pronta.

Un’onda, schiuma bianchissima, vista annebbiata, siamo stati spinti in un viaggio che ripercorre la sua strada a ritroso.

La delibera c’è, ma non è possibile ritirarla, le Due Lune si intravedono nel cielo, si sono riunite, manca ancora dell’inchiostro, senza una firma, un nome, tutto rimane immobile.

Caos cosmico,confusione, smarrimento. Rabbia.

Il tendone non è stato piantato, non ha assaporato il dolce sapore dell’amara terra nostra.

Il tempo scorre, le lancette dell’orologio girano imperterrite, menefreghiste, come al solito.

20 Maggio.

Le mani callose, riafferrano i remi, manca la forza, il coraggio, la determinazione iniziale.

Si prosegue, sempre e comunque, si sprecano parole per pavimenti abbandonati da una società che evolve soltanto ciò che è di proprio gradimento, si osservano i numeri, apparire e scomparire, per determinare un possibile acquisto di bagni chimici, si valuta il luogo che attende qualcuno o qualcosa … ma Chi? Cosa?

Ancora troppi “no, forse”, firme assenti ai loro appelli, incredulità al disinteressamento nell’afferrare una biro e scrivere il proprio nome, questione di attimi e non di ore, di giorni, di acque in tempesta …

Distrazioni e debolezze, dimenticanze e corse per afferrare una mappa della situazione: scala 1:3, un freddo ritratto dell’idea platonica. La gente chiede del tempo al tempo stesso, il tutto è rimandato al “dopo”, stanco di essere stato citato per così tante volte.

Il tempo fugge, ci insegue e le speranze seguono il suo moto costante, un circolo vizioso, interminabile.

In questo movimento sinuoso si ritorna al punto di partenza con un bagaglio ricco di novità, ma il caldo agghiaccia le menti, gli sguardi impassibili, passivi.

Troppa carta, troppo inchiostro: dati, misure, calcoli matematici, elementi tecnici, disegni eseguiti da un computer che idealizza le idee “instabili”, una sola parola, in grassetto e a caratteri cubitali: ARCOSTRUTTURA.

L’aiuto dell’architetto Ingletto è stato alquanto tempestivo, ma il tutto è ancora immobile, pesante da trascinare …

Solo il vento spaventa le foglie di un passato ormai fin troppo calpestato, bacia lo strazio della sua vela, volta le pagine di un agenda … agitazione, fermento, è Giugno.

Si sgranano gli occhi, le pupille si dilatano, bisogna remare controcorrente e lo si sta facendo in totale anarchia. Le calde menti e gli spiriti bollenti stilano un programma, e così iniziano ad eseguire le prime leggi che calmeranno il caos circostante:

1. Determinare i punti fondamentali riguardo l’organizzazione e la gestione di quest’associazione;

2. Svuotare il sacco delle date e sistemarle nell’agenda del Teatro Tenda;

3. Decidere il luogo da cui nascerà, crescerà e si evolverà il mondo dei Giganti, finalizzato al suo arrivo nel luogo del tendone, momento in cui il mondo degli esseri umani potrà gridare: “Aiuto, aiuto, arrivano i ‘Gigantones’! (…)”;

4. Divisione dei compiti all’interno della ciurma del Due Lune Teatro Tenda;

 

Primo traguardo, le mani freneticamente indicano quel “24 giugno”, gli spiriti continuano a surriscaldarsi, il mondo circostante non si sa … ma quella è la data in cui verrà partorita l’idea persistente.

Le due Valentina agevolano lo scorrimento dell’imbarcazione, e nell’organizzazione l’ U.S.L. si risveglia e velocizza ogni movimento, la prima agibilità è conservata nella cassa del tesoro, ancora vuota di praticabilità ma ricca di speranze.

Il tempo scappa, il vento insegue il blu della vela, il tutto si evolve perfettamente, bisogna sudare e faticare, bisogna toccare il suolo entro la data dell’inaugurazione.

Ma una chiamata inaspettata, una richiesta d’aiuto a chi ne ha fin troppo bisogno, arriva come l’onda di una tempesta di Giugno: Gianna Licchetta, si presenta fugacemente e richiede la disponibilità del tendone - immaginario – per poter ospitare ed accogliere Blixa Bargeld (chitarrista di Nick Cave). Un aiuto in cambio di un aiuto, i ragazzi de La Vazca affiancano, così, il partner delle due Lune, Giovanni Probo, un “ok” alla proposta di Gianna e l’agenda continua a riempirsi, una nuova data fissata: “2 Luglio”, e una scritta che risalta come un promemoria per il rosso del suo inchiostro: ‘ luogo ancora da stabilire, Tendone non disponibile per accogliere i fan di Blixa Bargeld’ .

In lontananza si inizia a scorgere il paese, un puntino nella “terra dove finisce la Terra”, esaltato da illuminazioni accecanti. Iniziano le prime feste, gli abitanti di Tricase sfilano sotto mille luci, minuscole lampadine scrivono nel buio: “festa di San Vito!”.

Le mani abbandonano i remi per gettare l’ancora, la si vede affondare pian piano, sparisce e il tutto si placa, per un giorno intero.

Ozio dilagante e sussultante solleva, con le onde, una lunga serie di rimandi ed attese impazienti.

I pretesti hanno risvegliato le due Lune, il vento ha spazzato via piccole nuvole estive e, la terra, nel punto della “x” immaginaria, urla la necessità di sentirsi più pulita, più resistente, più coraggiosa nell’affrontare lo scavo del suo stesso corpo, più resistente nel reggere e sopportare uno spirito più pesante che bollente.

L’afa aumenta mentre diminuisce la distanza dalla terra ferma, si crea un incavo abbastanza profondo e lì si riflette la luce delle due Lune. Tutto è illuminato, ma la luce stessa viene riflessa, un ostacolo rilancia il getto luminoso verso l’infinito.

Vicino al cuore del luogo operato si crea scompiglio, i remi si agitano in movimenti oramai meccanici, un semplice tubo impedisce l’esistenza di un solido appoggio per la nascita dell’essere più blu del blu.

L’aria è sopraffatta dal caos, l’agitazione mira a scuotere gli animi di coloro che hanno fatto della loro vita i “forse, dopo, semmai”. Una mente colta ed esperta, tra calcoli in centimetri e millimetri, ha concretizzato la possibilità di piantare la prima trave poco più sopra rispetto a quel contenitore di fili elettrici … un semplice tubo!

In questo strano gioco, i corpi ormai stanchi e stremati, fanno leva sulla pazienza. Il cerchio si sta restringendo, il tempo scorre e si addensa più velocemente, ed il tutto è una corrente che spinge la vela verso l’estremo opposto. E’ un attrito insormontabile questo vagare tra le speranze e le incertezze.

Ancora fogli di carta, inchiostro per un invito all’inaugurazione, Tricase è invasa dal simbolo che rappresenta l’associazione. L’unione fa la forza e, questo navigare e disperdersi costantemente non fa altro che surriscaldare l’ambiente, ogni singolo passo, ogni spirito già bollente.

Arriva una nuova settimana carica di cemento armato e nera come la pece. Le nuvole hanno tenuto lontano lo sguardo assiduo delle Lune, ma nuove mani si sono offerte ad accelerare i tempi, lottando contro tutto e tutti. E’ bastata una colata di cemento per integrare, delicatamente, nella struttura quei piccoli fili elettrici e, il grido-liberatorio di questa superficie che ha atteso fin troppo, è esploso nel nulla dello spazio circostante.

Vicini alla terra, le mani si bloccano, gli arti si irrigidiscono e la vista si offusca scorgendo quel sogno irreale, quella realtà irrazionale: il corpo è in piedi, fissato nei meandri della “x”, nudo, spoglio, ma consapevole della propria forza e dell’innata invincibilità.

“Terra, terra!”, non è un mondo fittizio, il tutto esiste, dai remi abbandonati in mare e dall’imbarcazione allontanatasi solitaria, senza nessun uomo a bordo.

La rugiada del mattino è una delle tante lacrime delle piante di quella piazzetta, le due Lune, ora ricomparse, assistono sopra altri sguardi attoniti, quel corpo svestito e discinto.

Nasce così il Teatro Tenda, un nuovo spirito bollente.

La notte scorre lenta, ma le emozioni penetrano nell’animo di ogni collaboratore che ha lottato e amato per questo sogno indomabile.

Ore 18, piove e non piove, il cielo è uno sguardo assillante, nero e cupo, nessun lavoro viene interrotto. Il corpo grigio, o meglio il tendone, indossa il suo primo abito, meno di ventiquattro ore e sarà sotto il giudizio di molti, quel blu rimanda ad una tranquillità più che meritata.

Si continua a lottare tra cemento ed alberi potati, nessun pavimento all’interno del Teatro Tenda, ma in cambio quel piccolo spazio si illumina, guadagno ottenuto da mani che hanno stretto i remi per mesi e mesi.

Ma gli ostacoli si concentrano vicino al traguardo, il percorso è ancora ricco di insidie: buche piene d’acqua, il tendono inagibile, un cielo carico di minacce.

L’agenda si apre e, assaporando la brezza estiva, ricorda tutti gli appuntamenti presi molto tempo prima: I Giganti arrivano con la loro compagnia “Anima di carta”, i musicisti osservano il riflesso blu, nell’immensa pozzanghera, all’interno del tendone e le due Lune si disperano.

Il cielo concede una tregua e la ciurma continua a sudare e a lavorare per i festeggiamenti.

I Gigantones decidono di iniziare la loro sfilata tra la gente comune, gli sguardi sono attoniti e sbigottiti, inevitabilmente vengono seguiti e fotografati.

Questi strani ed enormi burattini, tra un flash ed un altro, trascinano la folla verso il padre dei giganti, il Due Lune Teatro Tenda.

Giunge il momento di raccontare agli spettatori le vicende di questa strana storia. Si alternano frasi delle due Lune, del loro partner e dell’assessore Nunzio Dall’ Abate. Ognuno si presenta, dimentica le solite frasi già preparate, si emoziona, ricorda la vela con i suoi remi e si gusta l’applauso dovuto e meritato.

Le melodie esplodono, il jazz e la musica popolare creano un’ atmosfera onirica, irrazionale, fantastica … ed ecco che compare Godot, è tra la folla e vicino a coloro che non lo hanno aspettato!

Scorre la lunga serie dei promemoria, i giorni sono ricchi di impegni e di appuntamenti, altre locandine ed un solo titolo “Blixa Bargeld – 2 Luglio, Alessano”.

Il giorno del concerto è carico di tensione e di ansia generale,il suo arrivo ha creato caos ed un’ emozione indescrivibile. E’ bastata una pedaliera, la sua voce, ed un racconto sull’universo con i suoi infiniti suoni, che le mani fremono per applaudirlo ed elogiarlo.

Le temperature sono alte, il caldo penetra nelle ossa e l’estate è partita alla grande con il Teatro Tenda.

Le due Lune, alternando lo sguardo fra la barca in alto mare e il susseguirsi delle vicende nel tendone, assistono alla serata delle “transizioni”. Una bolla d’aria, nata dalle composizioni di Pappadà alla chitarra, isola il mondo esterno da quello recitante di Angelo Litti e così, tra i vari impegni il teatro accoglie gli amanti della Pizzica, nata dall’esperienza dell’Officina Zoè, una nuova presentazione per un cd da ascoltare, assaporare e gustare.

Le stelle implodono ed il cielo è scavato dalla stanchezza e ricoperto di infinita gaiezza. Una corda pizzicata, un suono melodico, i bambini ridono e i “grandi” sorridono con il fiato sospeso. La chitarra di Velasquez “canta” ad intermittenza e le sue dita inseguono i movimenti di Dario Cadei, uno spettacolo nello spettacolo.

Un’altra serata, un'altra emozione ai piedi delle due Lune e all’interno di quel mondo blu.

Nuovi incontri, nuovi scambi, nuovi contenitori pronti ad accogliere vecchi giocattoli, nuovi ricicli.

Nuovi remi.

Si ritorna nel mare, ora calmo, ora scaldato da infiniti raggi solari che lo pugnalano con violenza costante. E’ luglio.

Ancora bambini, le loro urla, i loro sorrisi e i loro richiami a “Don Cosciotto”, l’innamorato …

Il mare si agita, sgranchisce le sue onde verso gli scogli, ed oltre. Le mani, ormai callose e ruvide, riafferrano i remi. La corrente si risveglia ed inizia a lottare contro ogni forza fisica.

La spinta del mare verso l’estremo opposto è agevolata dalla carica adrenalinica di giovani generazioni, prive di dignità, di interessi, di educazione e di cultura.

Le sedie si spezzano, frammenti di qualcosa che in passato era un qualcosa, forzature e scaglie contro il tendone, fermento nello spazzare via la concretezza di un sogno. Senza un perché, una sfida tra mani che stringono i remi e giovani mani che distruggono l’anima del corpo blu.

Il caldo vento trasporta voglia di cambiamenti, il mare agita la realtà stessa, si lotta con tutto ciò che comporta voglia di cambiamento e di libertà. Il paese ritorna ad essere un puntino in lontananza, una piccola macchia di inchiostro come il simbolo del Due Lune Teatro Tenda che invade nuovamente Tricase.

Inviti e richiami, la gente deve conoscere prima di sapere. Date ed incontri, si attende ed ogni paese si colora dell’inchiostro di quelle piccole locandine.

Nel piccolo ente si inserisce un essere infinitamente più piccolo, si scavalcano le onde, si sormonta ogni opposizione, si attende il buio, le stelle,le due Lune … e il circo più piccolo del mondo.

Il sole sparisce, la forza si placa, il tendone spalanca le sue braccia al paese e a “Kukulà”.

Poca gente, troppa delusione, amarezza, un dolce sapore crea amarezza nell’animo di coloro che lottano perennemente.

Si occupano spazi più grandi, si invade il Palazzo Gallone, ci si aggrappa ad ogni speranza di evoluzione e di cambiamenti.

Scorrono le serate, il sipario del cielo si chiude, si accendono le luci, si illuminano le stelle: “La pace mediterranea”, gli spettatori assistono allo spettacolo con entusiasmo ed interesse taciturno.

La sera indossa un mantello ancora più nero, è la notte del sette Agosto e si osservano scene, di pellicole, di fine millennio: “figli di Pasolini” e, Fulvio Rifugio, apre le danze con una serie di elaborati sulla vecchia Roma. Scorrono immagini, senza colori, di “L’imperatore di Roma” di Nico D’Alessandria 1987, “Amore tossico” di Claudio Caligari 1983, “Bambulè” di Marco Modugno 1979.

Si naviga nonostante la passata tempesta, le mani scivolano ma i piedi si muovono freneticamente al ritmo della fusione di ogni cultura, al sospiro trattenuto di “Taran –solo”, al suono di ogni tamburello, ai movimenti della compagnia Tarantartè. Un applauso, due serate in compagnia delle due Lune, indimenticabili.

Il calore soffoca ogni movimento, i pensieri rallentano i meccanismi congeniti, nel refrigerio delle sere d’agosto melodie ripetute, costanti ed assillanti, riecheggiano nel tendone.

Tre musicisti, tre strumenti, una voce sorretta dallo scheletro di un ombrello arrugginito.

“La mente vaga vacua”, gli occhi sbalorditi della gente immobile, il minimalismo conosciuto da pochi verrà ricordato da molti, “Giorgia e minimal tre” assapora ogni applauso, gusta la voglia di quel bis, sorride nell’assurdità di quel teatro nella musica.

I complimenti e le strette di mano attendono con ansia una replica, richiedono informazioni riguardo il teatro dell’assurdo accompagnato da melodie minimaliste, accolgono con gioia la notizia di un altro incontro, il venticinque Agosto.

L’eco diventa un rimbombo, suoni indefiniti, metallici, controllati da più pedaliere richiamano un pubblico giovane e appassionato di Madame P industrial impro, Solquest psyco electronic e Santiah dj set drum ‘n’ bass.

Si saldano i piedi sulla terra ferma, nuovamente, e il “Teatrino pio pio” non solo si esibisce davanti ai piccoli occhi dei bambini, ma stabilisce un accordo per produrre un festival di teatro di figura, assieme alle due Lune e alla sua tenda blu.

Le stelle continuano a brillare nella notte, le due Lune sono soddisfatte dello scorrere del tempo e le mani abbandonano i remi per aiutare il Teatro Tenda a spalancare al meglio le sue braccia ad un nuovo mondo, più pulito e più decoroso di rispetto. Un nuovo futuro, una nuova realtà.

Il passato non passa, ritorna imperterrito nelle sue azioni, nel suo modo di essere e di fare: l’minimal assurdo si esibisce percorrendo un gradino per volta… è solo un bis, Godot è già lì… questa volta è arrivato in anticipo.

Ora liberate la grande balena che è in ognuno di voi. Ma quale balena?! Quella della vostra i-m-m-a-g-i-n-a-z-i-o-n-e! Mi spiego meglio…

All’interno di un tendone blu voi vedete il blu e il tendone, ovvio, ma dovete sforzarvi per scorgere quel poco che rappresenta la reale immaginazione, l’immaginaria realtà di ogni cosa!

Riproviamo ed entriamo nel Teatro Tenda: è tutto blu, è vero, ma il blu avvolge ognuno di voi, sono delle sfere che vi proteggono per entrare nell’armonia di quello spazio inesistente. Alzate lo sguardo: gli archi non sono altro che la forma che ha il cielo del vostro mondo, e i fari sono le stelle che illuminano i vostri passi per creare l’ombra di voi stessi, in modo tale da essere ancorati alla realtà… dai piedi verso la terra orizzontale.

Ora, vedete la gente? Tanta gente, uguale all’esterno, ma interiormente ognuno di questi individui vive il suo mondo –senza ombra, ma con un cielo curvo e blu - il mondo che non c’è!

Ascoltiamo e non c’è più quel silenzio assordante dello spazio infranto da regole, abbandonato dalla civiltà, ma c’è della musica…

“ - È assurdo è solo una tenda.
-Solo una tenda? Solo? Che orribile e mortificante parola. È come dire, non può scalare quella montagna, è solo un uomo, quello non è un diamante, è solo un sasso. Solo.”

Le melodie sono forti, il tamburo una cassa… ecco vediamo tanta gente agitarsi…

Le due Lune oggi, dodici settembre, vedono tanti ragazzi suonare e tanti altri divertirsi al ritmo del metal… loro sì che hanno fantasia, sono all’interno di un vero e proprio concerto, c’è poca luce e sorridono durante l’esecuzione del Salento Southern Metal Festival.

Ora ne siete convinti? E’ l’immaginazione che rende libero l’uomo… forse ogni cosa può essere pura finzione o forse nulla esiste veramente, ma noi sappiamo dar vita a tutto quello che vorremmo vedere, in fondo basta crederci!

Scorrono i mesi e la piccola piazza urla il suo delirio, cieco agli occhi di tutti. Ma non è sordo, è rumorosa la sua sofferenza: scooter graffiano il terreno, le grida piegano i rami dei piccoli alberi, la carta soffoca tra le piante e dappertutto, il tendone lacrima ad ogni tentativo di essere aperta… nella notte, soprattutto quando il tutto muore, quando non c’è alcuna luce per essere riflessi.

Ma le due Lune sono occhi costanti, braccia sempre pronte ad accogliere e compromessi esternati per attenuare la rabbia. Così, il primo novembre, si decide di organizzare una giornata migliore, un piccolo cambiamento: i giovani ragazzi, abbandonati, più dello spazio stesso, si uniscono al team del Teatro Tenda per rivoluzionare e divertirsi consapevolmente.

Il tendone partorisce la “giornata della ragione”, le ore scorrono con razionalità, secondo precise indicazioni e seguendo piccole norme per un mondo relativamente inesistente.

Il sole in alto splende, riscalda e rende l’armonia una perfezione… quasi simile alla natura stessa.

Le schiene sono ricurve, le mani sporche di terra raccolgono di tutto, i muri vengono tinteggiati per poi essere ricoperti da murales artistici e daI colori vivaci, associazioni si riuniscono per accentuare la lotta contro l’abbandono degli animali e, dulcis in fundo, piccoli assaggi di cucina “Vegana” (la quale esclude prodotti di tipo animale e i loro derivati).

Insomma, il lavoro e l’impegno “mancato” degli altri è diventato il divertimento di tutti. Una sensibilizzazione efficace per aumentare la collaborazione del motore di un piccolo paese. In fondo, il Centro che non c’è, descritto nel film “fame chimica”, è la nostra (dura) realtà: questo Centro è la meta, il sogno di ogni sognatore. La violenza e l’inciviltà si rappresentano come piccoli fili conduttori, piccole scorciatoie da salpare per raggiungere il Centro che non esiste. Una distanza che è un’ infinità di spazio, “quello spazio, è la realtà”, una traiettoria che giunge ad un unico desiderio: la completa realizzazione dell’indiviudo. Ma, “più ci si allontana dal Centro, più il sogno si fa forte, più la sua religione diventa maniacale (…)”, e così ricomincia la lotta.

Se è vero che dal letame nascono i fiori, allora, non bisogna sottovalutare queste tematiche, perché, se si comincia a trascurare quello che è già stato trascurato si finisce per sparire, e se si continua ad abbellire ciò che è fin troppo curato, si può s-cadere nella pura comicità. L’animo muore nel suo stesso sangue e soffre nel silenzio con un senso di vuoto e di sgomento nel vedere chi si appresta a diventare adulto senza alcuna certezza alle sue spalle.

Arriva la sera, le Lune, le stelle e nuovi laboratori teatrali indipendenti organizzati da Pasquale Santoro. Una nuova rassegna riempie d’inchiostro pagine di volantini stampati per nuovi incontri, si scoprono nuove realtà:”tecuntucuntu” parte con Salvatore Brigante, con “intra llu puzzu” si immedesima un cantastorie e così ci ritroviamo a sognare persi nelle sue parole…

“non commettiamo l’errore di partire da dove gli altri hanno fallito”

Nella medesima rassegna i valorosi condottieri di questa bellissima esperienza, danno il via allo spettacolo dei cantastorie P40 economia ed erotismo… inversione chitarra e voce.

28 dicembre 2009.

Una pagina bianca, da raccontare, da scrivere, da vivere:

l’ormai resistente gruppo del Teatro Tenda, invita la regista Chiara Idrusa Scrimuri per la proiezione in anteprima del suo film, e il protagonista Leonardo Donadei. Ma, a gran sorpresa, la serata si conclude con una danza in cielo e in terra: infiniti palloni aerostatici illuminano i visi rivolti verso l’alto e, l’affascinante ronda di scherma, attira l’attenzione di tutti, con leggiadri movimenti delle mani e dei piedi nudi sull’asfalto.

Il giorno successivo il teatro si accinge ad accogliere piccoli bambini per osservare il circo più piccolo del mondo: Kukulà! Giuseppe Semeraro ha reso l’idea del potere dell’immaginazione, e…

“quando il primo bambino rise, la sua risata si infranse in mille e mille piccoli pezzi, che si dispersero scintillando per tutto il mondo: così nacquero le fate”.

Inizia un nuovo capitolo.

Sono passati molti mesi ormai, il 2009 è stato un anno ricco di avventure, delusioni e vittorie.

La strada è ancora lunga, ma le due Lune ormai hanno costruito la loro vita intorno a quell’essere blu che continua a trasmettere molta fiducia.

2010.

La prima settimana si apre con l’ammirazione e gli applausi di molti ragazzi, il Teatro si riempie di giovani speranze. Pasquale Santoro, assieme a Salvatore Cafiero ( chitarra), Longo (basso) e Filippo Longo (percussioni), rivive e sfiora in una bellissima ambientazione, l’ispirazione e l’improvvisazione di vecchi poeti e musicisti che hanno rappresentato l’epoca della Beat Generation ne “i sotterranei” (titolo del romanzo di Jack Kerouac). Indimenticabili le taglienti parole di poesie che hanno fatto la storia, accompagnate da melodie blues e jazz:

“Non è il male il vero pericolo per il mondo, è la parola sbagliata, è la stupidità a essere pericolosa”.

(Jack Kerouac)

Le Lune non sono sole, le fate colorano ed illuminano il Teatro Tenda, e vivono grazie ai sorrisi calorosi e alla gioia dei bambini che osservano con sguardo attento e vigile i burattini della Compagnia Giramonda (il galletto solo soletto) e “ Il d’ sul fico”, spettacolo che ha divertito i piccoli folletti in una fredda serata di gennaio.

Gennaio chiude le porte con la presentazione del nuovo singolo “costruiscici” di Leone Marco Bartolo… melodie emozionanti ed armonie travolgenti.

Febbraio.

Si continua a scrivere le pagine di un diario che sfoglia al vento le sue parole, i suoi possibili incontri per un nuovo mese. Il tempo fugge e nuovi volantini vengono sparsi per tutto il Paese.

Si conclude così una nuova rassegna che rende nuovamente protagonisti i bambini. Don Cosciotto innamorato è lo spettacolo della compagnia Giramonda, ancora divertimento, l’irrazionalità prevale sulla razionalità e l’immaginazione primeggia nella serata di San Valentino.

Ritorna il sole, le nuvole imprigionano il freddo e la malinconia dell’inverno. Marzo arriva con incontri e spettacoli carichi di tensione e forte emozione: “Trans – izioni 2” di Angelo Litti, il mirar la goccia, quella sfera infinitamente piccola che potrebbe scavare una roccia, come anche noi, inconsapevolmente potremmo scivolare in spazi bianchi e inconsapevolmente penetrare e perdere l'equilibrio in una società che pensa unicamente alla massa e non al singolo individuo. Un essere che, osservandolo di nascosto, o meglio: spiandolo, potrebbe abbandonare i suoi lussi, le sue ricchezze per ritirarsi in un umile albergo, precisamente nella stanza 510, come ha fatto Maskim Cristan in “Fanculo pensiero” di Ippolito Chiarello, il quale ha portato il suo spettacolo diretto unicamente dalla sua stessa voce, ad aprile nel Teatro Tenda.

Tra lo spazio - d’inconsapevolezza – bianco e quello – di razionalità - blu, la compagnia del Teatro Tenda (Giovanni Probo, testo e regia, Valentina Distante), ha mostrato al suo pubblico un piccolo ricordo della tragedia di Chernobyl. Il teatro contemporaneo e l’immaginazioni di tutti hanno rappresentato al meglio una delle più grandi catastrofi nucleari al mondo.

Non mancano melodie jazzistiche, ad infrangere momenti di silenzio e di raccoglimento. Delle volte il solo pensiero uccide l’animo dell’uomo e spesso è meglio non abusarne.

Tra fine marzo e la prima settimana di aprile, Luigi Botrugno Jazz trio e ARD Jazz trio si esibiscono in virtuosismi tipici di quel genere musicale, con brani eseguiti da Luigi Botrugno (pianoforte), Angelo Urso (contrabbasso) e Antonio Bramato (batteria) per il primo, mentre nel secondo gruppo Davide Arena (sax), Marco Rollo (keyboards e laptop) e Giancarlo dell’Anna (trumpet), divertono il pubblico con variazioni musicali e con abile tecnica strumentale.

Finisce anche aprile

(spazio bianco)

Finisce anche questo capitolo

(spazio vuoto)

Finiscono le parole. La maggior parte delle volte si “divorano” pagine di grossi dizionari per esprimere al meglio le proprie emozioni, al fine di trasmetterle e rendere chiaro e limpido l’oggetto del proprio desiderio. Ma io non ho voglia di sprecare altri vocaboli. Il silenzio vive dentro di me. Io vivo dentro al silenzio. La sua voce rimbomba nelle nostre esistenze e, parallelamente, è sorda al suono del disonore.

Il silenzio è il tutto. E’ il triangolo, la perfezione, l’eterno ed è anche un numero primo. Un essere abbandonato a sé stesso, sotto un cielo blu, con il “carpe diem” nell’animo, ma con un enorme desiderio di voltare anche quest’altra pagina.

Così, le mani, unite dalla forza di volontà e dal desiderio di far tacere le mute parole, si uniscono e lavorano, sudano, salpano mari e affogano in onde enormi: l’ansia, l’apnea, il desiderio di scappare nel mondo che non c’è. Il terreno si trafigge, sanguina crepe infinite e urla da un piccolo spiraglio. L’aria soffoca il respiro e permette la non - vita in questo strano mondo. La prima bandiera è stata piantata, saldata e baciata. Le dita si sfiorano, le mani sporche si avvicinano, iniziano a conoscersi.

Il blu si scioglie nel blu per essere ancora più blu. Io mi ritrovo nel mezzo di una grottesca scena fantastica. Le note oscillano tra un filo e l’altro. E’ realtà questo strano modo di far teatro… direi quasi assurdo! Scosto un palloncino colorato, mi muovo tra la folla, cerco di alzare lo sguardo ma la vista è ostacolata. Non credendoci sono riuscito a ribaltare la situazione:i bambini che sfiorano i burattini, un microfono, una danzatrice, ed altro ancora, sono sopra la mia testa! I miei piedi affondano in un telo, blu, inciampo tra un stella ed un’ altra, scivolo in una nuvola. Le dita si incastrano con altre dita, stringo la presa, dove mi porteranno se oltre questo cielo posso solo sprofondare nel puro mistero? Abbasso lo sguardo ma il cielo riflette la mia stessa immagine: nulla. Le mani vengono dall’alto, mi ritrovo ad osservare e ad essere tratto in salvo da una scala viv – ente. Esseri formano una linea verticale con i piedi ancorati nel terreno ribaltato. Ora tocca a me, forse vogliono dirmi proprio questo. Forse anche io devo salvare il prossimo che cadrà tra le candide nuvole. Una verticale a testa in giù, agli occhi di coloro che sprofonderanno nell’immensa vastità del cielo! Le braccia a penzoloni tirano il mio stesso corpo verso il basso, mi agito ed ecco che scorgo due luci. Gli occhi, sanguinanti dalla forte pressione, lacrimano gocce blu: le due Lune, mi fissano… ma ormai sono troppo in alto. Impossibile raggiungerle.

Nel mezzo, frastuono di un silenzio assordante.

Mi agito, ho due scelte: scavalcare e giungere la realtà delle due Lune oppure continuare a lottare per salvare coloro che perderanno l’equilibrio tra baci, promesse, carezze, lusinghe e illusioni…

Scelgo la strada che porta all’essenza, ho deciso: allento la presa, unisco alla perfezione le dita che mi hanno salvato, e raggiungo la gloria. Alta virtù degli eroi, e per esserlo non bisogna impugnare armi, ma avere la consapevolezza di poter cambiare e migliorare le situazioni più disparate. Lo si fa semplicemente vivendo giorno per giorno, pitturando di blu quegli spazi bianchi si ottengono risultati… con un unico scopo: bisogna sempre tendere a qualcosa, la ricerca deve essere sempre aperta e non deve appagarsi, perchè appagarsi vorrebbe dire irrigidirsi nell'illusoria presunzione di sapere.

Salgo verso il terreno in – stabile, allontanandomi sempre di più dalle due Lune. Ho scelto i sorrisi di quei bambini, gli sguardi dei giovani ragazzi, le mani dei burattinai dal cuore d’oro, la voce imponente di attori formidabili, i testi originali di registi dall’immaginazione incomparabile. Ho scelto le braccia di coloro che hanno sudato per innalzare, come una semplice vela, l’enorme tendone blu, le mani di giovani ragazzi che hanno la vita appesa all’ “arrivo” di una salita costante, il terreno che ha baciato i piedi nudi di ogni uomo e che ha dato la possibilità di poter salvare l’impossibile. E’ una sfida ed io la sto affrontando.

Questo è l’inizio di una fine. Le due Lune collaborano dall’altra sponda: la razionalità non deve mai s-cadere nel nulla… hanno portato alla terra ferma questo nuovo mondo e continueranno a conquistare nuove mete.

Nella Terra dove finisce la terra.

(spazio vuoto)

Nella Terra dove la speranza vive.

(spazio bianco)

Sono stato in silenzio fino ad adesso, questo suono tace alle vostre orecchie, ma sappiate che ritornerà, ben presto, ad assordare le pareti delle vostre esistenze. Non pregherò perché sono un poeta della sventura che tace, a volte, le doglie di un parto dentro le ore, sono il poeta che grida e che gioca con le sue grida, sono il poeta che canta e non trova parole, sono la paglia arida sopra cui batte il suono, sono la realtà che sfoga la sua sofferenza tra le piccole braccia dell’irrazionalità.

Sono l’inesistente esistenza

Sono una carezza

Sono una lusinga

Sono una promessa

Sono un’illusione

Sono un bacio

Sono Godot!

Letto 1923 volte Ultima modifica il Mercoledì, 28 Marzo 2012 12:21