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Lu circu du Salentu

24 Feb
Scritto da  in BLOG BOLLENTI SPIRITI
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 [video:http://www.youtube.com/watch?v=XITGKtOgTsw 425x344]

 

Lu circu du Salentu

In occasione del Bollenti Spiriti Camp (6-7 febbraio 2010) l’associazione culturale Terramara è stata una tra le tante a proporre i suoi lavori allestendo un suo spazio divenuto luogo d’incontro sperimentale in cui idee vecchie e nuove alternate a proposte d’ogni tipo si facevano largo tra la gente e, l’immaginazione di ogni singolo individuo diventava immaginario collettivo.
Sposare il vecchio al nuovo è la prerogativa principale di Terramara.
Una responsabilità fuori da ogni misura tant’è che, a pochissimi giorni dal Camp, ancora si discuteva con gli organizzatori della manifestazione su come si potesse evolvere lo spettacolo ideato da Davide Monaco che in stretta collaborazione con i maestri della Compagnia di Scherma Salentina doveva far conoscere la danza-scherma in un luogo in cui era ancora avvolta nel mistero, oltre a farla ri-vivere fuori da ogni contesto a cui essa intimamente si lega.
Ma nessuno si è mai perso d’animo e, accettando la sfida perché chi scrive pensa che la tradizione migliore sia quella che riesce a raccontarsi senza annoiare, abbiamo cambiato registro passando da uno spettacolo studiato e messo in piedi per il teatro (questo era il luogo ideale, inizialmente) ad un’ esibizione d’intrattenimento in uno spazio aperto, cercando di essere quanto più fedeli possibile al rituale da cui la danza scherma deriva, ma re-inventando la tradizione sconvolgendone i dogmi.
È così che quello che inizialmente era uno spettacolo che si proponeva di portare in scena storie di vita popolare con un certo spessore emotivo, passando dalla narrazione alla danza, dal canto al teatro di burattini, si è trasformato in una performance che vede sempre come protagonisti principali la scherma salentina e i maestri danzatori, uniche pietre miliari viventi, sotto un altro punto di vista: quello di chi assiste alla ronda (cerchio) di scherma senza capirne il codice, senza conoscerne gli usi e i costumi della cultura a cui essa appartiene, senza conoscere gli schermitori che ormai da più di trent’anni si danno appuntamento alla “Notte di San Rocco”.
È in questa occasione che la tradizione con i suoi passi e le sue regole si mischia e si confonde col gioco delle parti tra presente e futuro: una volta preservati i nostri usi e costumi non bisogna impedire di usarli e di vestirli. Solo così la nostra tradizione o quello che ne è, si rianima e ri-diventa qualcosa di terribilmente vivace, una forza dinamica e travolgente, lontana dalla staticità pedante di sterili ortodossie.
Certo che, se avessimo avuto, durante il Camp l‘opportunità di proiettare “il passato” (ancora presente, in quanto in sussulto durante la notte di San Rocco!!!) alle nostre spalle, durante l’esecuzione performativa, sarebbe stato assolutamente d’alto impatto visto che, molti tra gli astanti, che avevano atteso a lungo il nostro intervento, avvenuto subito dopo l’interessante discorso di Nichi Vendola, s’aspettavano qualcosa dal sapore estivo.
Ma chiedere altro ai ragazzi che hanno organizzato il BSCamp, mi sembrava inopportuno, quasi come chiedere la luna.
Ed ecco la trovata originale in sostituzione al video proiettore, ai colori estivi, ai suoni del tamburello: un pagliaccio, una bici in miniatura, un gran megafono per dire alla gente che la danza scherma è viva e non è morta, che non si trova nei musei esposta come una mummia (bastava osservare i maestri di danza scherma), che può prendere varie forme passando dalla strada alle piazze e da queste ai teatri e dai palchi più prestigiosi divenire tematica principale di film documentari dando la possibilità di essere fruita.
Il pagliaccio fa da tramite, è il momento di pausa da riempire; è stato l’anello mancante che è riuscito a legare un momento forte della serata come l’intervento di Nichi Vendola al BSCamp all’esibizione dei maestri della Compagnia di Scherma Salentina.
Un miracolo di Terramara che è riuscita nell’intento di far aumentare suspence durante la giornata di sabato, dopo la massima attenzione per il nostro Presidente della Regione .
È così che, il fenomeno (per alcuni ancora il rituale) della “ronda di scherma di San Rocco” si è trasformato nel “Circa du Salentu” con l’intervento del domatore di animali (in chiave metaforica, il capo ronda, il maestro), gli animali protagonisti (in questo caso gli schermitori, al servizio della tradizione), il clown impacciato, a sua volta allievo e strillatore.
Il rituale della “Notte di San Rocco” rivissuto a Bari è stato spiegato attraverso le movenze dei maestri schermitori e a viva voce dal clown che, una volta imparato a danzare si è introdotto burlescamente nella ronda cimentandosi nella danza scherma.
Dunque, nessuna mummificazione del passato ma un gioioso, ed ironico rigenerarsi in forme nuove ed inattese, cogliendone i segni ed i personaggi più vicini al nostro immaginario per re-inventare forme nuove di contenuti antichi.
Da qui, la nostra sorgente creativa!!!

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