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Bollenti Spiriti

...le nostre dispense...nozioni di psicologia

24 Gen
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PARTE PRIMA: LE TIPOLOGIE DI AGGRESSORE E DI AGGRESSIONE

 

Il saggio dice: “ …conosci il tuo nemico…”. Questo è sicuramente il primo suggerimento che dovrebbe essere seguito, non sottovalutando mai nessuno, nemmeno chi si crede di conoscere bene, il che non significa vivere in paranoia, ma avere attenzione e rispetto per tutti senza dare nulla di scontato quando si ha a che fare con qualcuno.

Cercando di semplificare, due sono le circostanze critiche in cui si sviluppa un’aggressione.

€       fortuite

€       determinate da un preciso intento criminoso

Sulla base di questo cerchiamo di indicare alcune “tipologie di aggressore”, suddividendole in macrocategorie:

€       persone conosciute o sconosciute solitamente pacifiche: è il caso di un famigliare o del conoscente che aggredisce in maniera non preventivata;

€       Persone conosciute con le quali la vittima aveva precedenti motivi di rancore: è il caso più frequente quando si parla di violenze su donne o sui minori, dove il violento, esercita per lunghi periodi la sua prepotenza, con episodi più o meno frequenti di violenza fisica e psicologica;

€       Persone sconosciute animate da tendenze sociopatiche o psicopatiche: si tratta di personaggi che agiscono da soli o in gruppo, spesso già noti alla legge, ma malgrado ciò immancabilmente liberi di imperversare e minacciare;

€       Persone sconosciute che agiscono per fini politici, per esempio con atti di terrorismo;

€       Persone sconosciute che agiscono semplicemente per delinquere: ladri scippatori, rapinatori, insomma tutti coloro che agiscono abitualmente a fini criminosi.

 

Le domande più frequenti che tenderemo a porci in situazioni di pericolo sono le seguenti:

1.      Chi è questo aggressore?

2.      Come agisce?

3.      Come riconoscerlo?

Naturalmente ci sono parecchi tipi di aggressore e di aggressione. C’è chi agisce per rapinare, altri per stupro, altri lo fanno in modo gratuito, al semplice scopo di far male e di sfogare così la loro carica di violenza. Alcuni aggressori colpiscono a sangue freddo, nel senso che pianificano i loro attacchi prima di compierli. Altri ancora agiscono in modo opportunistico, ovvero colpiranno solo se si presenta la situazione per loro favorevole e ragionevolmente esente da rischi.

L’aggressore cerca una vittima e non certo qualcuno con cui combattere, per questo si guarda intorno cercando di individuare qualcuno in “codice bianco”, o qualche pecorella lontana dal gregge giusto per far una metafora.

Molti attacchi sono preceduti da pedinamenti e/o da una sorta d’intervista, sotto forma di un dialogo ingannevole o intimidatorio. Molti aggressori usano infatti il dialogo come prima arma. In realtà se voi siete pronti e attivi a cogliere i primi segnali del rituale d’attacco, è molto probabile che non veniate mai “selezionate” come vittime. Questa “ intervista” da parte del futuro aggressore prevede l’uso del linguaggio del corpo così come dalla parola: se riuscite a decifrarlo e ad agire in tempo, potete fermare il crimine. Buona parte del discorso dell’aggressore viene usato come “innesco” per la violenza o per distrarre la mente della potenziale vittima prima dell’attacco. Se l’intento è la rapina o lo stupro, l’intervista avrà un carattere “disarmante” o incidentale: “hai da accendere?”… “può indicarmi la strada per la stazione?” L’aggressore in questo modo cerca di sviare l’attenzione della vittima prima dell’attacco.

Nel caso di un attacco gratuito, dove l’intenzione dell’aggressore è quello di colpire solo per il gusto di farlo, il dialogo è probabile che sia più aggressivo.

In entrambi i casi, il dialogo viene utilizzato per sviare l’attenzione ed impegnare la mente dell’altro prima di attaccare.

In genere si può dire che maggiore è il crimine da commettere, maggiore sarà il carattere insidioso ed ingannevole dell’intervista.

 

PARTE SECONDA: LA PAURA

 

La paura è un tema delicato e cruciale, forse il tema centrale di come sopravvivere alla violenza e di come prepararsi ad affrontarla.

E’ molto importante conoscere la psicologia dell’aggressore ma è anche più importante conoscere la psicologia dell’aggredito, la nostra psicologia.

La necessità di comprendere e di prevedere le nostre reazioni di fronte al pericolo assume quindi un’importanza ancora maggiore di qualsiasi conoscenza tecnica e psicologica degli altri.

Ricerche condotte hanno dimostrato che la semplice conoscenza delle arti marziali, comporta una  sola chance per la sopravvivenza, quando l’avversario è un vero combattente da strada. Cosa è successo quindi in queste circostanze sperimentali?

Tutti quelli che erano stati messi ko, a prescindere dal loro livello tecnico di preparazione, hanno sperimentato il cosiddetto shock-adrenalitico da stress emotivo.

Perché tutto questo succede?

Perché, atleti eccellenti, seppur allenati sul piano tecnico, non conoscevano le loro reazioni di fronte alla paura e non erano addestrati ad affrontarle.

E’ importante sapere che, un conto è allenarsi in un contesto sicuro ed amichevole della palestra, un conto è viversela con un picchiatore che vuole spaccarvi la testa o con uno stupratore, magari armato e/o spalleggiato. A cosa serve avere il miglior piano di battaglia, la migliore tecnica di combattimento, la migliore conoscenza del nemico se poi al momento della verità ci ritroviamo paralizzati e balbettanti?

E cosa ci rende così rigidi , goffi, esitanti nel  momento in cui invece occorrerebbe essere lucidi, pronti e reattivi?

L’emozione primaria di queste situazioni è la paura.

Affinchè la paura si manifesti, infatti, è necessario che io percepisca una minaccia, e una minaccia, purchè sia percepita come tale, richiede un’interpretazione soggettiva, mediata dall’esperienza e dalle caratteristiche personali. Non tutti vivono le stesse paure con la stessa intensità. La paura però, se vissuta non in misura eccessiva, può essere anche positiva nel senso che ci mette nelle condizioni di non cacciarci in situazioni pericolose e di attivare le risolse tali per poter uscire da quella situazione compromettente.

Quando la paura diventa un nemico che lavora dall’interno per distruggerci?

€       Quando ci logora per una esposizione troppo lunga e ripetuta alla minaccia

€       Quando si trasforma in panico

 

REAZIONI PSICOFISICHE ALLA PAURA

Abbiamo visto che ci sono diversi tipi di paura che vanno dalla semplice ansia, al terrore vero e proprio e che ognuno di noi non reagisce alla stessa maniera. La madre di tutte le paure è quella di morire. In situazioni pericolose oltre alla percezione del pericolo, si aggiunge il pensiero di essere feriti e/o uccisi. Per capire come il nostro cervello funzioni in particolari situazioni, ci sarà utile fare ricorso a una metafora quella del cervello visto come un pc, capace di scegliere il programma adatto alle situazioni che si trova di fronte. Alcune di queste sequenze vengono attuate in modo volontario, altre in modo involontario. Che cosa succede al nostro cervello quando si trova a percepire una situazione di pericolo? Sempre rimanendo in tema di metafore informatiche, ogni volta che cervello deve scegliere una procedura per far fronte ad un evento, utilizza per così dire un algoritmo MFU (most frequently used “quello più frequentemente usato”). In altre parole, di fronte alla varietà di “programmi a disposizione” correlati all’attività da svolgere, il cervello sceglierà la procedura più frequentemente utilizzata in quella situazione, o in situazioni analoghe.

Questo è uno dei motivi per cui corriamo il rischio di rimanere paralizzati di fronte ad un pericolo inatteso. Ma se questo fosse vero, per quale motivo ci sono persone che si allenano per anni in palestra, imparano tecniche di combattimento sofisticate e devastanti, per poi farsi pestare dal primo balordo che non ha mai messo piede in palestra?

Il motivo risiede nell’errata associazione tra stimolo-risposta che avviene in palestra. Più semplicemente se io mi alleno in una situazione amichevole, è improbabile che abbia le stesse reazioni “automatiche” fuori dalla palestra, dove il contesto  è decisamente privo di regole e ostile.

Ma ritorniamo alla nostra domanda di partenza: cosa succede al nostro cervello, quando in una situazione di pericolo non riesce a trovare il programma adatto alla situazione? In realtà madre Natura ci ha dotato di un programma innato, idoneo alla sopravvivenza: questo programma è quello che Keith Kernspecht chiama il “cervello arcaico”.

Il cervello, in mancanza di alternative e sotto l’effetto massivo dell’adrenalina, adotterà proprio questo programma. Il “cervello arcaio” è piuttosto semplice e dispone di tre funzioni principali, che in ordine di priorità sono:

 

€       paralisi

€       fuga

€       il contrattacco disperato

 

La persona in preda alla paura sperimenta quattro sintomi percettivi, motori e cognitivi ben precisi:

EFFETTO TUNNEL: sotto l’effetto dell’adrenalina, le pupille si dilatano per far entrare più luce, la muscolatura intorno agli occhi si contrae per migliorare la messa a fuoco sulla minaccia. Come risultato si ha la perdita della visione periferica, con tutti i rischi che ciò comporta durante un’aggressione.

DIMINUIZIONE DELLA PERCEZIONE UDITIVA: Il cervello, nei momenti “difficili” elimina tutte le funzioni non necessarie in quel momento. Tra queste funzioni non “necessarie” c’è l’udito. Chi ci è  passato ricorda quei momenti in un’atmosfera di suoni ovattati, di voci che provengono da lontano, con i suoni attutiti e gorgoglianti.

DIMINUIZIONE DELLA SENSIBILITA’ DOLORIFICA: Bontà sua Madre Natura ci ha privato della sensazione del dolore in quei momenti terribili. E’ esperienza comune procurarsi grandi e piccole ferite senza accorgersene.

BLOCCO MENTALE: come per esempio: Oddio che faccio?”

ERRATA PERCEZIONE DEL TEMPO: Il tempo e le distanze sembrano dilatarsi a dismisura, così ci sono persone inseguite dai loro aggressori che ricordano di aver corso per km, quando l’inseguimento è durato per poche decine di metri.

PERDITA DELLA MODALITA’ “FINE”:Un altro colpo duro per coloro che si allenano nella tecniche di combattimento viene da questo effetto indesiderato, che provoca rigidità muscolare e incapacità di svolgere movimenti “fini”( per fini si intende movimenti che richiedono ordinazione, equilibrio e precisione).

PERCEZIONE AL DI LA’ DEL CORPO: La percezione al di là del corpo, fa si che alcuni ricordino l’esperienza di un’aggressione come qualcosa di irreale, quasi come l’evento stesse accadendo a un altro.

TURBE DELLA CAPACITA’ MNEMONICA: Oltre all’alterazione della percezione del tempo e al blocco mentale, nei casi di shock più grave non è raro assistere a casi di amnesia relativa a singole sequenze o all’intero episodio che ha visto coinvolto la vittima.

 

Anche da un punto di vista strettamente fisilogico è possibile osservare una serie di manifestazioni difficilmente occultabili. La conoscenza di tali segni è di fondamentale importanza, in quanto nemmeno il nostro aggressore ne è immune. Saperli riconoscere, significa potersi accorgere in tempo dell’imminenza dell’attacco e per poter predisporre una reazione efficace.

  1. BOCCA SECCA: A volte  a questo sintomo può essere associata esigenza di deglutire spesso oppure di bagnarsi le labbra con la lingua.
  2. VOCE STROZZATA E TESA: Le alterazione del tono della voce, in termini di timbro e di ritmo, sono un altro elemento rilevatore della carica emotiva nostra e dl nostro avversario. Attenzione agli improvvisi rallentamenti del discorso. Se un potenziale aggressore sta “intervistandoci”, un repentino abbassamento della voce, uno stop, un ricorso a monosillabi, deve mettervi in immediato allarme e farvi presagire un attacco improvviso
  3. OCCHI SBARRATI: L’adrenalina determina la dilatazione della pupille, allo scopo di far entrare più luce e vedere meglio.
  4. MOVIMENTI RAPIDI DEGLI OCCHI. Un potenziale aggressore può rivelare le sue intenzioni ostili con un rapido movimento a destra e a sinistra dello sguardo. Lo scopo è ovviamente quello di controllare l’ambiente, alla ricerca di eventuali testimoni, poliziotto o impedimenti di sorta.
  5. PELLE D’OCA, PALLORE E SUDORAZIONE FREDDA: Il viso della persona sotto effetto della paura, può apparire pallido, sudato, le orecchie al contrario possono essere arrossate, per via del maggior afflusso di sangue.
  6. TREMORI E RIGIDITA’ MUSCOLARE: L’adrenalina mette tutta la muscolatura scheletrica sotto tensione, allo scopo di favorire le reazioni di attacco fuga. Questo può trapelare all’esterno con postura rigida, o con tremori specialmente alle mani. Non è raro che la persona sotto stress sviluppi dei tick nervosi, sotto forma di smorfie o tremori facciali.
  7. RESPARAZIONE BREVE, FREQUENTE O ALTERATA: Il respiro accelera, per assecondare l’aumentato fabbisogno di ossigeno e la maggiore gettata cardiaca. In alcuni casi il respiro tende ad essere breve, in altri il respiro sembra strozzarsi
  8. TACHICARDIE E ARITMIE: Il battito cardiaco accelera provocando l’aumento della pressione arteriosa ch può essere notata all’esterno con rossore delle zone maggiormente vascolarizzate, in particolare i lobi delle orecchie. Non è raro accorgersi dell’aumento del battito cardiaco se lo sguardo si posa sul collo, dove è possibile notare la pulsazione delle arterie superficiali.

 

COME PREPARARSI

Il non saper riconoscere i sintomi della paura può creare le premesse dell’insuccesso. Le persone in pericolo perdono la padronanza di sé stessi , restano in balia dell’effetto tunnel, della loro rigidità muscolare, dell’incapacità di udire, quando lo stesso riconoscimento di questi effetti fisiologici è uno strumento utile per attenuarli in modo significativo del bisogno. Il semplice conoscere e accettare la paura, quindi, rappresenta un elemento di grande aiuto per farvi fronte efficacemente. In questo, chiaramente, assume un ruolo fondamentale l’esperienza pregressa. In pratica, l’avere avuto paura più volte nella propria vita, consente, se si è stati capaci di elaborare positivamente l’esperienza, di raggiungere un certo grado di assuefazione, una sorta di “vaccinazione” alla paura stessa. E’ quello che gli psicologi chiamano “esposizione graduale” o controllata.

Se avete paura di qualcosa, anziché evitarla, affrontatela a piccole dosi, in quantità e contesti per voi sopportabili.

Concludendo quando vi è possibile evitate o fuggite dalla situazione pericolosa. Laddove questo non fosse possibile imparate a fare i conti con voi stessi: a riconoscere la vostra paura e l’arrivo di tutti i sintomi fisici, sappiate sopportarli e agite malgrado essi. Ma prima di tutto: RESPIRATE!

Inspirate lentamente e con l’addome, espirate lentamente e fate una piccola pausa prima di respirare di nuovo. Accompagnate i vostri respiri con pensieri del tipo: “…sono calmo…tutto va bene…me la caverò…” Che ci crediate o meno, il contenuto del vostro pensiero influenzerà il vostro corpo, la vostra psiche, bloccando l’innalzamento incontrollato della paura e del vostro panico.

 

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