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Bollenti Spiriti

Rubi Antiqua, il patrimonio archeologico disperso di Ruvo di Puglia

06 Apr
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Rubi Antiqua, il patrimonio archeologico disperso di Ruvo di Puglia

Ruvo di Puglia, come tutte le città antiche a continuità di vita ha una storia millenaria pluristratificata così come il suolo sul quale urbanisticamente poggia. La sua storia, costellata da eventi molto importanti, è oscura in diversi aspetti a causa della scarsità e della difficile reperibilità di documenti ma soprattutto a causa dell’oblio delle testimonianze causate dalla mano dell’uomo nel corso dei secoli.

La corsa al “bello” e al “prezioso” è una caratteristica che accomuna tutte le civiltà del passato, che spesso hanno strappato oggetti antichi dal luogo di origine, amputandolo inconsciamente di un pezzo della sua storia.

Anche Ruvo ha subito queste “amputazioni” tant’è che oggi sul territorio restano scarsissime testimonianze, importanti ma non abbastanza sufficienti ad attestare tutta la magnificienza delle civiltà del passato. Dei secoli VII a.C. – II d.C., ovvero dall’età peuceta a quella romana imperiale, manca probabilmente la fetta più importante, non perchè ancora nascosta nel sottosuolo, ma perchè asportata durante un fenomeno storico importante che investì tutta l’Europa: il collezionismo ottocentesco.

Convegno Rubi Antiqua

Vasi apuli a vernice nera, a figure rosse e di Gnathia, prima sala del Museo Nazionale Jatta, credits Sara Rania. Su concessione del Ministero dei Beni e delle attività Culturali e del Turismo – Polo Museale della Puglia – Museo Nazionale Jatta.



Non tutti sanno che nel caso di Ruvo di Puglia, il fenomeno del collezionismo ottocentesco assunse i contorni di un caso raro a livello internazionale. Questo va collocato nel periodo storico in cui nasce in Europa la cultura del neo classicismo a seguito dell’enorme risonanza portata dalla scoperta di Pompei, grazie alla quale la rivalutazione dell’antico diviene fonte di accrescimento culturale.
Nel caso di Ruvo tutto comincia con i primi casuali rinvenimenti archeologici a seguito di scavi edili, che però non suscitarono eccessivo clamore. Ben presto, quando si sparse la voce che il sottosuolo ruvese nascondeva “antichi sepolcri con grandi ricchezze”, la questione assunse le forme di un vero e proprio saccheggio incontrollato.

I documenti storici riportano di un evento particolare, probabilmente quello che consegnò Ruvo al mercato clandestino: nel 1814 fuori dal circuito murario del centro storico fu ritrovato un enorme sepolcro il cui corredo era composto da un’armatura in bronzo ed una enorme quantità di vasi dipinti tra i quali sei vasi di grandi dimensioni. Su questi erano raffigurate le imprese di Teseo. La scoperta eccezionale suscitò una incredibile risonanza negli autori contemporanei ed in tutto il Regno, ed il nome di Ruvo si spinse ben oltre i confini nazionali. Lo smisurato interesse che si sviluppò a seguito di quella scoperta, decretò l’inizio del sistematico saccheggio delle necropoli ruvesi.

Ma quello che per alcuni era solo interesse culturale per molti altri rappresentava grandi guadagni. Le fortune celate nel sottosuolo ruvese divennero una fonte di innata ricchezza soprattutto per gli abitanti di Ruvo che divennero essi stessi fautori dello sviluppo del mercato antiquario. Giungevano in città quotidianamente mercanti e collezionisti di antichità la cui presenza rendeva ancor più frenetiche le attività di scavo, tanto da ridurre il territorio ad un cantiere a cielo aperto. Il Governo Borbonico, nel tentativo di arginare queste razzìe, si vide costretto ad emanare delle disposizioni di salvaguardia che premiavano chi evitasse la dispersione all’estero delle antichità e decretò la nomina di ispettori agli scavi per sorvegliarne e regolamentarne le attività.

L’iniziativa funzionò e molte famiglie benestanti ruvesi contribuirono ad acquistare i reperti sottraendoli al mercato antiquario e riunendoli in collezioni private. Molte di queste confluiranno poi nel Real Museo Borbonico (oggi Museo Archeologico Nazionale di Napoli), altre andranno ad arricchire i musei di tutta Europa. L’unica collezione ancora presente sul territorio di Ruvo è quella della famiglia Jatta, acquisita in tempi recenti dallo Stato, ma rimasta sempre nel luogo dove è stata concepita, il Palazzo Jatta, immutata nella sua concezione museografica originale, un aspetto che la rende unica e preziosa.

La storia della formazione e conservazione della collezione archeologica Jatta è strettamente legata alle vicende della famiglia e a tutti i membri che hanno contribuito a mantenerla inalterata. E proprio in tale legame trova le sue basi il progetto Rubi Antiqua.


Rubi Antiqua è un progetto italo-francese e nasce con lo scopo di ricostruire le dinamiche del collezionismo archeologico nell’Ottocento intercorse tra Italia e Francia. Nell’ottica di tale ricerca, Ruvo di Puglia, il Museo Nazionale Jatta e la storia della famiglia Jatta, sono un osservatorio privilegiato di tale fenomeno, un connubio di elementi che combinati tra loro forniscono una preziosa istantanea di un fenomeno storico molto complesso.

Ideatrice e responsabile di Rubi Antiqua è Daniela Ventrelli, archeologa barese attualmente ricercatrice CNRS – Comune di Parigi, programma Emergence(s) che con grande volontà, caparbietà e impegno ha creato una formidabile èquipe con la quale ha messo in piedi un progetto molto complesso nella sua struttura, con un enorme valore scientifico in ambito internazionale.

Come spesso accade durante una ricerca di tale portata, spesso ci si imbatte in grande una quantità di dati che apportano elementi aggiuntivi al progetto, aumentandone il coinvolgimento e la partecipazione di nuovi collaboratori e nuove conoscenze scientifiche. Nel caso di Rubi Antiqua le attività di ricerca partite da Ruvo di Puglia e dal CNRS – Centre National de la Recherche Scientifique si sono estese ad uno scenario internazionale molto più ampio che coinvolge numerose istituzioni internazionali: la Sorbona, il Louvre, il Petit Palais, il Cabinet des Médailles di Parigi, l’Ermitage di San Pietroburgo, l’Antikesammlungen di Monaco di Baviera, il Museo di Karlsruhe nel Baden, il Nationalmuseet di Copenhagen, i Musei Vaticani, il Museo archeologico di Napoli, il Museo etrusco di Villa Giulia, le Università di Bari, Foggia, Napoli, Venezia, Milano e Bruxelles.

L’occasione per avere riscontro dei primi risultati di questo enorme e complesso progetto è stata il convegno Rubi Antiqua: du collectionnisme à l’archéologie, Ruvo di Puglia et l’Europe che si è svolto a Parigi il 16 e 17 novembre 2017, una due giorni dedicata ai lavori eseguiti nel corso del progetto quadriennale. L’evento è stato patrocinato dalla Sorbona, dal Comune di Parigi, da ANHIMA (Anthropologie et Histoire des Mondes Antiques), dall’INHA (Institut National d’Histoire de l’Art), da Pugliapromozione, #WeareinPuglia, dalla Regione Puglia e dal Comune di Ruvo di Puglia.

Il convegno è stato aperto dai nostri rappresentanti istituzionali: Aldo Patruno, direttore del Dipartimento Turismo, Economia della Cultura e Valorizzazione del Territorio della Regione Puglia, Pasquale Chieco sindaco di Ruvo e Monica Filograno assessora alla cultura. Presenti per il museo la direttrice Elena Silvana Saponaro Rosa Maria Faenza Jatta, curatrice del patrimonio artistico, bibliotecario e archivistico della Famiglia Jatta e di Palazzo Jatta.



La prima giornata è stata suddivisa in tre sessioni utili a contestualizzare la formazione delle collezioni archeologiche ruvesi. Si è partiti dall’aspetto topografico dove è emersa la necessaria importanza di una carta archeologica del territorio (già oggetto della tesi di dottorato della scrivente, qui un cenno sui primi risultati); si è passati ad analizzare il contesto museografico della collezione, per terminare con un excursus archivistico tra documenti, lettere, testimonianze importanti di un passato a noi recente e fondamentali per comprenderne aspetti dell’ideologia dell’epoca.
Durante la seconda giornata sono state invece ricostruite le rotte che hanno portato i nostri reperti fino in Francia e da lì in tutta Europa, arricchendo musei esteri e collezioni private delle nobili e blasonate famiglie europee.

Al termine del convegno, i partecipanti hanno potuto visitare il Petit Palais alla scoperta delle antichità custodite nella struttura, in un viaggio affascinante tra bronzi, vasi, terrecotte e gioielli di pregevole fattura, esposti nell’imponente struttura costruita dall’architetto Charles Girault per l’esposizione universale del 1900.

 

 

 

 

L’enorme mole di dati raccolti in questi anni e pazientemente assemblati ed esposti durante questi due giorni di lavoro, confluiranno nella sezione dedicata ©Rubi antiqua del database AGORHA – Accès Global et Organisé aux Ressources en Histoire de l’Art dell’INHA (Institut National d’Histoire de l’Art): una volta messi in condivisione agevoleranno e snelliranno il processo di ricerca in corso.

Naturalmente si rende necessario proseguire tale attività di ricerca e non interrompere il generoso flusso di dati che ha permesso di raggiungere risultati molto importanti.
A livello locale è importante invece incrementare la conoscenza della città, della sua storia, delle sue vicende e del suo importante ruolo internazionale attraverso il Museo Nazionale Jatta, un impegno già attivo che negli ultimi anni ha generato uno slancio notevole dal punto di vista turistico grazie anche al prezioso ruolo che svolgono i social media.

A tal proposito il convegno di Parigi è stata un’ottima occasione per dimostrare come anche un evento scientifico internazionale possa essere largamente diffuso attraverso le nuove piattaforme di comunicazione, accrescendone notevolmente la notorietà e l’interesse. Una squadra di esperti italo-francese coordinata da Sara Rania, responsabile della comunicazione del progetto Rubi Antiqua, ha seguito le fasi del convegno utilizzando i canali social per divulgare l’evento e aumentarne il coinvolgimento (in questo articolo di Antonia Falcone, inviata a Parigi per seguire il convegno, l’approfondimento sulle attività social svolte).

Ma non solo: nei giorni successivi al convegno Fabien Bievre-Perrin, blogger ed inviato speciale in Italia per il progetto, ha ripercorso le tracce di Rubi Antiqua visitando Ruvo di Puglia, il suo centro storico, il Museo Nazionale Jatta, la Casa Museo Jatta e i monumenti funerari di famiglia come ha riportato in un entusiastico racconto sul suo blog Stratigraphiès con sosta logistica finale presso il nostro coworking, che ha contribuito alla divulgazione dell’evento parigino.

Palazzo Jatta, Ruvo di Puglia. Da sinistra: Fabien Bievre-Perrin, Rosa Maria Faenza Jatta, Giovina Caldarola, Giovanna Baldasarre, Marco Jatta.

Foto ricordo a La Capagrossa Coworking, Ruvo di Puglia.

Una piccola curiosità finale: la creazione della collezione archeologica Jatta è ad opera di Giovanni Jatta e conta duemila pezzi, oggi di proprietà dello Stato. A suo nipote Giovannino si devono le preziosissime notizie pubblicate sul Bullettino dell’Instituto di Corrispondenza Archeologica e su Notizie di Scavi di Antichità, in cui forniva indicazioni sui dati di rinvenimento omessi e trascurati dai collezionisti dell’epoca. A lui si riconosce inoltre il Catalogo del Museo Jatta del 1869, l’unica schedatura ragionata esistente dei reperti del museo.

Ma la storia della collezione e di come è rimasta straordinariamente intatta fino ad oggi si deve alle donne che negli ultimi due secoli hanno ruotato intorno alla famiglia Jatta, con una ostinazione e caparbietà che solo le donne possono avere: da Giulia Viesti a Rosa Maria Faenza Jatta, da Daniela Ventrelli ad Elena Silvana Saponaro: sono tutte in questo articolo su Professione Archeologo!

Evento svolto con il supporto dell’agenzia Puglia Promozione.

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