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Bollenti Spiriti

ARTEFACENDO LIBRI - Presentazione de "Il visionario impertinente" di Michele Giuliani

14 Feb
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LABORATORIO ARTEFACENDO. Martedì 24 febbraio. ore 18:00

 

Dipendente in pensione di Poste Italiane, maestro di ballo capace di mettere in pista ogni generazione, sostenitore del motto “Marciare per non marcire” concretizzato tramite l’allora associazione sportiva Fidal. Cantante, scrittore dialettale, giramondo, libero pensatore, fan sfegatato del grande Gianni Morandi e chi più ne ha più ne metta. Si tratta del poliedrico e sempreverde (santmartin!) Michele Giuliani - in arte Mikalett - che domani darà alle stampe il suo ultimo lavoro dal titolo, calzante più che mai, “Il visionario impertinente”.

A curare l’opera ci ha pensato il suo “padre spirituale” Luigi Ciavarella (ma guai a parlare di clero con entrambi), scrittore e critico musicale a trecentosessanta gradi, prezioso collaboratore di questa testata, nonché arrangiatore e direttore artistico dei precedenti lavori musicali del Giuliani. Ad impreziosire il tutto, le foto della giovanissima e promettente Sara la Porta. Il libro è disponibile presso le edicole del paese o contattando direttamente l’autore.

Di seguito l’introduzione a firma di Luigi Ciavarella.

Conosco Michele dal 1977 quando il caso volle che io trovassi casa, fresco sposo, a pochi passi da casa sua. Egli in quel tempo era già un personaggio abbastanza noto in paese poiché aveva appena pubblicato il suo secondo disco (45 giri) e questo gli consentiva un certo rispetto da parte degli altri musicisti. Ma non era questo l’unico interesse che coltivava.

Un altro tema che o stava tormentando in quel momento era il rapporto conflittuale che si era instaurato nei confronti di una parrocchia del suo paese. Ciò comportò un certo cambiamento nel modo di rapportarsi di fronte alla Chiesa, non verso i dogmi o i precetti, che lui osservava seppure con qualche eccezione, ma soprattutto esprimeva un forte disagio verso la condotta del prete che a suo dire teneva un comportamento molto distante dagli insegnamenti del Vangelo, quindi poco solidale verso i problemi della gente bisognosa. Una forma di Teologia della Liberazione ante litteram, con tutte le varianti del caso, che lui testimoniò a chiare lettere in un breve e significativo racconto dai riferimenti autobiografici, dal titolo “Ti racconto mio Signore”, nel cui testo immagina tutta la sua visione della Parrocchia di provincia. Insomma una comunità, nel quartiere – parrocchia, in cui partecipano tutti alla sua sussistenza senza alcuna distinzione dei ruoli ; un luogo i cui i beni vengono messi a disposizione della comunità parrocchiale, con una attenzione particolare verso i più deboli.

Si può dire una forma di comunità aperta ai contributi di tutti, come dire un tipo di comunismo radicale di stampo vetero-marxista a dir poco blasfemo per i caratteri peculiari della Chiesa che, seppure ancora sedotta in qualche modo dall’eco residuale del Concilio Vaticano II ( anche se il nuovo Papa polacco ne sta già demolendo i punti cardine, per dare corpo alla sua visione della Chiesa universale, molto più autorevole rispetto al pas- sato), difficilmente trova attuazione. In sostanza Mikalett (questo il suo nome d’arte adottato, sin dalle origini, noto a tutti) aveva due interessi contrapposti : la musica leggera e la prosa, essendo la questione clericale solo un aspetto contingente, in fondo marginale rispetto alla scrittura musicale. A me interessava, ieri come oggi, naturalmente il suo rapporto con la musica, meno la sua scrittura, poiché, ho sempre ritenuto,che attraverso la canzone lui avesse modo di ottenere un maggior riscontro in termini di risultati, indubbiamente una considerazione più marcata soprattutto se a ciò avesse fatto seguito un certo successo, sempre possibile.

Ma la sua idea di musica non è mai andata oltre una certa dipendenza stilistica dalla canzonetta leggera degli anni sessanta, l’unica forma di scrittura musicale che ha saputo produrre negli anni attraverso la pubblicazione periodica dei suoi lavori nei vari supporti, i cui risultati si possono cogliere in quegli ambienti d’ascolto che guardano alla musica al passato solo in chiave revivalistica o nostalgica, la cui fortuna è sempre d’attualità, limitando però spazi di intervento in altri ambiti più creativi. In entrambi gli argomenti egli ha riversato molta energia e tanta partecipazione, ma poca conoscenza. Se dal mondo della musica aveva preso la passione per le canzoni degli anni sessanta, un genere tutto sommato più modesto rispetto ai grandi virtuosismi del cantautorato puro, riguardo ai temi più complessi della religione e delle scritture contigue, il rapporto non era semplice poiché evidentemente abbisognava di una maggiore conoscenza degli argomenti trattati pena una certa superficialità evidente in alcuni punti.

Ma lui era ed è tuttora, nonostante gli anni trascorsi, un vulcano in perenne movimento, una forza della natura dal carattere impulsivo anche se tratta ciascun tema sempre con la stessa ironica leggerezza. Mettendo da parte l’aspetto canzonettistico, quello che invece qui interessa introdurre è la conoscenza della sua scrittura, che è spesso articolata su pochi chiari concetti che partono sempre da motivazioni esistenziali e interpretazioni personali e che si sviluppano poi su binari molto dispersivi. Vuoi per una conoscenza incompleta dell’argomento di cui trattasi o semplicemente a causa della fretta con cui vuole presidiare un’idea, in genere genuina e pertinente, ma che spesso, proprio a causa di ciò, il risultato diviene penalizzante.

10858600 828315380545205 2174887577740980188 n 1Anche perché i temi sono numerosi e anche se stimolati da una vitalità al limiti del parossismo, alla fine tutto risulta invalidante. E riguardo a scelte e priorità, neppure a parlarne. Allora il Mikalett che qui interessa sottolineare non è tanto l’Autore iperattivo su fronti dispersivi (ma molto produttivi in fase di realizzazione, vedi per esempio la scuola di ballo ludico che lui tiene con successo in paese da un quarto di secolo) quando il personaggio che ha saputo creare dal nulla una sua nicchia all’interno della propria comunità, molto ricettiva e preziosa; uno spazio molto intimo, costruito su interessi che son partiti in origine dalla sua personale disputa contro il clericalismo, come dicevo prima, (esasperando una querelle dai risultati peraltro inconcludenti), passando poi attraverso considerazioni pseudo-filosofiche di grande suggestione sino alle valutazioni fulminanti dei suoi paradossali detti & predetti, pubblicati in una precedente edizione, aforismi di varia umanità con contorno di massime e proverbi, divertenti e inusuali ; oppure i versetti imperfetti ma calzanti dagli sviluppi sfuggenti scaturiti da un sogno torrenziale e preveggente (il poemetto La Luce), quindi “Lu Vecchie, Lu Criature e lu ciuccie “ (Il vecchio, il bambino e l’asino) metafora “molto educativa” e stringente proveniente dai proverbi popolari di San Marco in Lamis ; infine la satirica “Sule se sa’ abballà mparadise pu’ Arrevà “(“Sole se sai ballare in paradiso puoi arrivare”) che riconduce direttamente verso il suo mondo legato al ballo ludico, di cui lui è maestro, prospettando il premio del paradiso per quelle anime che in vita hanno ballato.

Manca forse l’unica vera scrittura importante , peraltro in vernacolo sammarchese, dal titolo “Chi magna sule ce affoca”, che, a mio parere, più volte espresso, rimane for se la vera opera d’arte del cantautore Michele Giuliani in arte Mikalett, qui in libera uscita verso i confini più vicini alla sua natura di personaggio unico e inimitabile, ironico e allusivo, tonico, visionario impertinente ed apocalittico, avendo descritto forse quando sia difficile l’arte di accontentarsi in un mondo mai cosi arido di rapporti come in questi momenti.

Letto 1370 volte Ultima modifica il Sabato, 14 Febbraio 2015 10:48