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Bollenti Spiriti

GOS & LA FABBRIKA TEATRO presentano: LA SIGNORINA JULIE

29 Gen
Scritto da  in BLOG BOLLENTI SPIRITI
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COMPAGNIA: C.U.T. “La Compagnia del Teatro Universitario”

TITOLO DELLO SPETTACOLO: " L a S i g n o r i n a J u l i e " di August Strindberg rielaborato in un atto

unico da H. Roithamer

Con:

Rosalia Paternoster

Nicola Calabrese

Filomena Caso

REGIA: Ugo Rubini (H. Roithamer)

Strindberg scrive "La Signorina Giulia" nel 1888 e ci porta al teatro naturalistico e alla realtà con un

personaggio che ha forti legami con vicende di cui era a conoscenza. Per imbastire il canovaccio

utilizza anche la fotografia come strumento di ricerca. Scrutando dietro gli occhi dei personaggi

cerca di indagarne il cervello seguendo il filo sottile dei suoi impenetrabili pensieri, di più non

riesce a fare. Ma si dà il caso che in quegli anni a Parigi Jean-Martin Charcot, il padre della

moderna neurologia, tiene le sue lezioni sulle malattie del sistema nervoso, studi ai quali si affianca

da altri versanti l'ipnosi - fra i suoi allievi entusiasta dell'ipnosi era il giovane Freud - che il francese

ritiene roba da ciarlatani. Charcot studia l'epilessia, l'isterismo e tutti i disturbi che oggi hanno una

precisa collocazione nella terminologia medica e nella diagnosi delle malattie della mente.

E' in questa atmosfera scientifica impastata di psicologia, di psichiatria e di ipnotismo, con i disturbi

dell'ansia, della schizofrenia e dei problemi collegati alla sfera sessuale - disturbi che allora la gente

comune definiva con un'unica parola, "pazzia", che Strindberg immerge la sua storia. Non è un

caso che nel dramma gli altri due personaggi, Kristin, la poco brillante ma concreta cuoca e Jan, il

maggiordomo scalatore sociale e calcolatore, chiamino entrambi "matta" la contessina Giulia. Non

vi erano a fine '800 farmaci per curare quei sintomi o diagnosi in grado di dare una lettura

adeguata e convincente di personaggi come Julie o di gente nella realtà affetta da quelle oscure

patologie.

Chi è dunque Julie, questa donna fortemente disturbata? Strindberg penetra a fondo nell'io di

Julie. Vuole comprenderne l'essenza attraverso il suo slegato e precario rapporto con la realtà, i

suoi sogni, il suo assurdo desiderio di farsi uomo con le sue vesti di donna, la rivalsa nei confronti

di una madre serva che l'ha resa contessina per via del matrimonio col conte dove era a servizio, il

suo sesso considerato come primitiva ed elementare animalità e quel rapporto schizofrenico di

padrona-serva o serva-padrona. Crea un personaggio che lavora con il cervello in piena libertà

come nella vita (sul cervello Charcot cominciava a lavorare ) e ci conduce nei pressi delle

dinamiche essenziali alla comprensione dell'individuo permettendoci di ispezionarne quello che è

nascosto nella profondità del suo essere, per afferrarne meglio gli inganni dell'esistenza.

Raccontata con un linguaggio disarticolato, contraddittorio, confuso, Julie ci permette di intrufolarci

nei meandri più enigmatici e oscuri della sua ( e della nostra ) personalità, quelli appunto della

camera oscura e dei più reconditi e non ancora del tutto svelati della psiche.

Letto 1503 volte Ultima modifica il Giovedì, 29 Gennaio 2015 12:30